La pittura come segno sospeso tra istinto e ragione
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La pittura come segno sospeso tra istinto e ragione

Il Casino dei Principi di Villa Torlonia ospita dal 21 giugno al 3 novembre la mostra “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio. Opere 1958 – 2015”. La prima grande antologica, a cura di Claudia Terenzi e Bruno Aller, che Roma dedica all’artista nativo di Pordenone nella cui pittura il critico Pierre Restany vide “la riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto”.  

Alcune delle oltre 80 opere in mostra al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, dal 21 giugno al 3 novembre, in occasione della mostra “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio. Opere 1958 – 2015”.

Continua evoluzione di uno stile artistico lontano dalla ripetitività, che trova nel concetto di segno e nell’uso vibrante del colore la propria matrice filosofica. L’anteprima stampa di giovedì 20 giugno precede di un giorno l’apertura al pubblico di “Luigi Boille. Luoghi di luce, scrittura del silenzio. Opere 1958 – 2015”. Al Casino dei Principi di Villa Torlonia fino al 3 novembre sarà possibile contemplare oltre 80 opere dell’artista nato a Pordenone nel 1926 e scomparso a Roma nel 2015, a cui la Capitale dedica la prima grande antologica in una sede istituzionale. I musei di Villa Torlonia infatti fanno parte della rete dei Musei in Comune.

“Quelle in mostra costituiscono solo una parte dell’immenso patrimonio custodito nell’archivio Boille”, esordisce Claudia Terenzi, curatrice della mostra assieme a Bruno Aller, nella sua introduzione. “Abbiamo scelto le opere non senza difficoltà in base ad un percorso che pone l’accento sui momenti di passaggio della sua vita artistica. Il segno è la matrice distintiva di una pittura che evolve costantemente”. “Il segno di Luigi è carico di valenze”, prosegue Bruno Aller, “e non si ripete mai. Il cambiamento è una caratteristica che identifica la sua capacità di tradurre la realtà in arte”.

Tra i contatti più importanti che Boille ebbe vi furono quelli con i critici d’arte Michel Tapie e Pierre Restany. Quest’ultimo definì lo stile dell’artista friulano come “riconciliazione dell’intelligenza con il puro istinto”. “Ragione irragionevole”, sintetizza con un paradosso Aller nella sua introduzione. “Un linguaggio difficile da definire. Infatti anche le comparazioni con altri autori sono complesse da realizzare”.

Boille gioca con lo spazio tra il segno e il colore. Quest’ultimo di volta in volta satura o svuota l’opera di luce e sfumature. Si va dai dipinti in cui il segno è dominante, preminente, ad altri in cui le varie tonalità dilagano colmando il tutto. Segno e colore come istinto e ragione quindi, in un eterno mutare di percezioni e sentimenti. Sempre con gli occhi della mente rivolti verso la realtà del mondo.

 

 

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