Alfonso Sabella, una vita di lotta contro Cosa Nostra

Alfonso Sabella, una vita di lotta contro Cosa Nostra

La carriera straordinaria di uno dei magistrati antimafia più noti viene raccontata in un’intervista unica, intensa e commovente sul palco del teatro Vittoria di Roma. “Il cacciatore di mafiosi” è il titolo della serata del 20 marzo, nella storica sala nel quartiere Testaccio, ma anche del libro che narra delle vicende vissute in prima linea contro una delle organizzazioni criminali più efferate di sempre. Alfonso Sabella parla di sé e degli anni da magistrato del pool antimafia nel periodo terribile che seguì le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Nel dialogo con il regista e sceneggiatore Alessandro Bardani vengono rievocati gli arresti e le indagini, gli aneddoti e gli uomini ma anche gli inizi da avvocato e le origini familiari. Senza dimenticare un grande rimpianto.

Alfonso Sabella intervistato da Alessandro Bardani (foto ufficio stampa Teatro Vittoria)

 

“Mia madre fu il primo avvocato della Provincia di Agrigento e studiò contro il parere del papà. L’entroterra siculo degli anni cinquanta non era facile”. È la famiglia il primo argomento toccato da Alfonso Sabella nell’intervista del 20 marzo al teatro Vittoria. Le prime domande del regista e sceneggiatore Alessandro Bardani riguardano le radici di una vocazione, quella per la legalità. Poi i trascorsi da giovane avvocato e la prima tappa della carriera da magistrato a Termini Imerese, dove con “un atto di incoscienza” denuncia il suo capo coinvolto in un’indagine. Un sentiero di coraggio che lo porta a Palermo con Giancarlo Caselli e il pool antimafia.

“Il mio primo giorno di lavoro alla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) coincise con il rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo. Il più grande fallimento della mia carriera”. Tra i molti arresti e i successi ottenuti per lo Stato, infatti, c’è un grande rimpianto: non essere riuscito a salvare la vita del figlio adolescente di Santino Di Matteo, pentito di mafia “punito” dai boss nel modo più atroce e orrendo. Sono gli anni dell’attacco militare di Cosa Nostra allo Stato: dopo Capaci e Via D’Amelio vengono colpite le città del centro nord. Esplodono ordigni a Firenze, Roma e Milano ed altri attentati vengono sventati per un pelo. Aggiunge infatti Sabella: “Io stesso dissotterrai 200 chilogrammi di Semtex vicino a Formello, a nord di Roma, che servivano a far saltare in aria la Torre di Pisa. In pochi lo sanno”.

Combattere la mafia comporta inevitabilmente pericoli personali e Sabella ricorda anche le minacce subite, gli attentati sventati. Come il progetto del boss Vito Vitale, arrestato poco prima che attuasse il proprio disegno criminoso. “Era una corsa contro il tempo”, prosegue Sabella “O me o lui”. Vito Vitale era l’ultimo dei Corleonesi dopo l’arresto di Giovanni Brusca. E proprio quest’ultimo fu la vera “icona del male” per il magistrato. L’uomo del timer di Capaci ma soprattutto l’assassino del piccolo Giuseppe Di Matteo, il grande rimpianto. Forse il passaggio più intenso della serata: “So che un uomo dello Stato non dovrebbe dire queste cose, ma ci fu anche una forte componente personale con Brusca. Sapevo che lui era l’uomo che aveva dato l’ordine di uccidere il piccolo Di Matteo”. Gli era scappato più volte, l’icona del male, ma grazie ad un’agendina decrittata e alla localizzazione dei primi telefoni GSM utilizzati dal criminale, alla fine avviene l’arresto.

Lunghi applausi ricordano allora tutti i poliziotti e i Carabinieri impegnati nella lotta a Cosa Nostra e Don Pino Puglisi, il parroco ucciso perchè “provava a fare ciò che lo Stato non riusciva”, ovvero dare un futuro ai giovani, un’alternativa concreta alla mafia e alla strada. Si conclude così una splendida serata di memoria e storia. Una lezione di coraggio.

About Marco Bombagi

Laurea Magistrale in Scienze Politiche con indirizzo sociale e del lavoro conseguita nel giugno 2006. Praticante giornalista presso "Lumsa News" ( scuola di giornalismo dell'università Lumsa) da ottobre 2007 a ottobre 2009. Giornalista professionista dal 19 gennaio 2010. Autore del romanzo "La Valle di Erec" edito da Progetto Cultura