Pasolini, “la lezione proibita” di Giuseppe Garrera

Pasolini, “la lezione proibita” di Giuseppe Garrera

Un testo forte e provocatorio, scritto con il linguaggio crudo che appartiene alle vicende narrate e alle vite di quei protagonisti dannati ed eterni. “Una lezione che non potrei mai fare, una lezione proibita”, dice Giuseppe Garrera, storico dell’arte, collezionista e curatore, ma anche insegnante e autore del libro “Pasolini il Femminile, materiali impuri”, edizioni CambiaUnaVirgola, a margine della presentazione del 10 marzo presso la libreria del Palazzo delle Esposizioni. Dall’incontro, moderato da Alberto D’Amico, emergono tutti gli aspetti cruciali affrontati da Garrera: dall’analisi della “propaganda antipasoliniana” in tutte le sue sfaccettature fino alla riflessione amara e spietata sulle ipocrisie della società a guida maschile, forte anche del ruolo delle madri “sacerdotesse del patriarcato”. Senza dimenticare il pensiero radicale di Carla Lonzi.

Giuseppe Garrera e Alberto D’Amico durante la presentazione del libro “Pasolini il Femminile”, edizioni “CambiaUnaVirgola”, presso la libreria del Palazzo delle Esposizioni il 10 marzo.

 

Effeminato o corruttore, passivo e femminile o attivo e illecitamente maschile. O entrambe le cose. In ogni caso uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, la cui tragica morte rappresenta ancora oggi un evento ricco di ombre e crocevia della storia del Paese. La figura di Pier Paolo Pasolini non cessa di suscitare interesse e di rappresentare motivo di approfondimento storico e riflessione sugli anni che lo videro protagonista della scena politica e culturale italiana. Il 10 marzo presso la libreria del Palazzo delle Esposizioni a Roma è stato presentato “Pasolini, il Femminile” di Giuseppe Garrera, storico dell’arte, collezionista e curatore.

Un incontro moderato da Alberto D’Amico in cui sono stati affrontati gli aspetti salienti del libro: dalla “propaganda antipasoliniana”, fondata sulla dicotomia “attivo-passivo” che vedeva l’intellettuale comunque oggetto di disprezzo ed irrisione o pura e semplice criminalizzazione, fino all’analisi del ruolo della madre “sacerdotessa del patriarcato” nella società moderna. Tematica che si inteccia con il pensiero radicale di Carla Lonzi e il suo “separatismo” dall’universo maschile inteso come necessità per le donne, unica via per l'”autocoscienza” e la liberazione dalla “schiavitù culturale” dell’uomo.

Con un linguaggio crudo, fedele alle dichiarazioni dei protagonisti come Pino Pelosi e alle vicende trattate, Garrera riflette sulla condanna sociale di cui venne fatto oggetto Pasolini, sia che fosse esclusivamente passivo quindi innocuo e femminile, oggetto di scherno e derisione, sia che egli fosse anche attivo quindi corruttore e adescatore, pericolo pubblico. “Un Pasolini solo passivo è un alleato del genere femminile, vittima e succube del potere. Di quella cultura che si fonda sul concetto di penetrazione. E Pasolini afferma che solo chi subisce, viene penetrato, può conoscere e capire il potere”, dice Garrera. “Un Pasolini attivo, invece, rappresenta la principale ragione della sua criminalizzazione, in quanto corruttore”.

La disamina coinvolge anche il concetto di coppia come simbolo di “normalità” a cui anche gli omosessuali devono conformarsi e “in fondo tendono”, secondo la narrazione dominante. Una felicità desiderata ma a cui non è possibile approdare. Un sogno che coinvolse anche lo stesso Pasolini: “L’ipotesi di matrimonio, anche se lontana, rendeva felice la madre e gli amici del poeta. E lui stesso recitava la parte del bravo ragazzo quando era in casa”. L’impostura della tolleranza. 

 

About Marco Bombagi

Laurea Magistrale in Scienze Politiche con indirizzo sociale e del lavoro conseguita nel giugno 2006. Praticante giornalista presso "Lumsa News" ( scuola di giornalismo dell'università Lumsa) da ottobre 2007 a ottobre 2009. Giornalista professionista dal 19 gennaio 2010. Autore del romanzo "La Valle di Erec" edito da Progetto Cultura