Evadere con la creatività, dialoghi sul muro di Berlino

Evadere con la creatività, dialoghi sul muro di Berlino

A trent’anni dall’evento che segnò la fine delle divisioni europee figlie della seconda guerra mondiale, le testimonianze di chi visse quel periodo di trasformazione si sono incontrate al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il 6 novembre nell’auditorium dello straordinario edificio neoclassico di Via Nazionale si è tenuto infatti un incontro speciale nell’ambito della mostra, curata tra gli altri da Giuseppe Garrera, “Tecniche d’evasione. Strategie sovversive e derisione del potere nell’avanguardia ungherese degli anni ’60 e ’70”.

Un momento dell’incontro, tenutosi al Palazzo delle Esposizioni il 6 novembre, dedicato alle celebrazioni dei trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino. L’evento è legato anche alla mostra, aperta al publico fino al 6 gennaio 2020, “Tecniche d’evasione. Strategie sovversive e derisione del potere nell’avanguardia ungherese degli anni ’60 e ’70”.

La cultura in assenza di libertà deve cercare sempre nuove vie di fuga per arrivare al mondo. La storia di quella parte d’Europa rimasta per decenni prigioniera della dittatura sovietica fu caratterizzata dall’isolamento. Una chiusura alla vita che ebbe come simbolo il muro di Berlino. A trent’anni dalla caduta di quella barriera politica, culturale, sociale ed economica il Palazzo delle Esposizioni ha organizzato il 6 novembre, nell’ambito della mostra “Tecniche d’evasione. Strategie sovversive e derisione del potere nell’avanguardia ungherese degli anni ’60 e ’70”,  un incontro speciale in ricordo di quegli accadimenti.

Intellettuali, artisti, scrittori e giornalisti hanno raccontato vicissitudini ed esperienze, emozioni e storie. Ma soprattutto hanno raccontato come l’arte e la cultura abbiano aiutato i territori orientali del continente a liberarsi dal giogo comunista. E l’impegno profuso per contrastare la repressione del potere contro ogni vagito di dissenso. Dai Paesi Baltici all’ex Ddr, la Germania dell’est. E poi Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia. Senza dimenticare la ex Jugoslavia. Interventi ricchi di spunti di riflessione e vita vissuta all’ombra del muro, invalicabile per 28 anni.

Solo l’arte potè volare oltre le barriere. Nello specifico l’arte postale che ricoprì un ruolo straordinariamente importante. “Mandare e ricevere messaggi permetteva di uscire dall’apparato. Fu un espressione vitale assoluta per attraversare i confini”, sottolinea nel proprio intervento Giuseppe Garrera, curatore assieme a Sebastiano Triulzi, quest’ultimo anche moderatore dell’incontro, della mostra “Tecniche d’evasione”. Molteplici i trucchi per far uscire le buste eludendo i controlli ferrei dei regimi: “Scrivere a capodanno”, aggiunge Garrera “perché la mole di messaggi facilitava il passaggio. Oppure modificare diciture e slogan per veicolare messaggi politici”.

“L’arte è ciò che creo nonostante tutto, diceva Ruth Wolf-Rehfeldt”, conclude Garrera. Ed è in quel nonostante tutto che emerge il coraggio dell’individuo, oltre al talento del virtuoso.  

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