L’innovazione del passato al Teatro Lido di Ostia

L’innovazione del passato al Teatro Lido di Ostia

di Giuseppe Menzo

Andato in scena il 29 febbraio presso il Teatro Lido di Ostia, Play Duett _ da Basile a Moscato, da Viviani a Iacobelli, con Tonino Taiuti e Lino Musella. Musiche dal vivo di Marco Vidino.

A volte occorre ricordarsi che recitare è cosa semplice ma non facile. A volte occorre sedersi e ascoltare e osservare il dipanarsi di una struttura scenica giocosa e profonda, antica come l’uomo e fresca come la più innovativa delle forme di racconto. A volte serve solo abbandonarsi al talento e alle competenze di due superbi artisti che portano in dote la tradizione millenaria di una terra, quale quella napoletana, che fa del Teatro vita e della vita Teatro.

In tempi come quelli attuali, succubi di restrizioni e pregni di preoccupazioni, lo spettacolo andato in scena nella periferia romana è un grido di bellezza al quale aggrapparsi per non cadere e trovare poi la forza di ripartire.

Giocando con le parole, raccontando storie immortali, gigioneggiando con maestria consolidata e divertendosi con escamotage scenici tipici del Teatro di strada, i due attori inchiodano gli spettatori alle loro poltrone per circa 1h30’, duranti i quali non si fa in tempo ad affezionarsi ad un lazzo teatrale, ad una precisa partitura, che si passa subito ad altro.

Si canta, si narra, si suona – ed il contributo del bravo Marco Vidino è indispensabile nella creazione di un’atmosfera fiabesca – in uno spettacolo inetichettabile che rifuggendo regole drammaturgiche classiche attinge ai più svariati stili con il sorprendente risultato di crearne uno del tutto nuovo, omogeneo nel suo sviluppo. Difficile aggiungere altro per la descrizione di un lavoro complicato da restituire tramite la parola scritta.

Un piccolo gioiello di tecnica e sentimenti, da incastonare in uno scenario abituato ad altro, tra repertorio sempre presente nei cartelloni di ogni spazio, ufficiali e non, nuove proposte di drammaturgia contemporanea e sperimentazioni più meno ardite di nuovi linguaggi che cercano di ritagliarsi piccoli spazi in contesti sempre più angusti.

In definitiva essere moderni a partire da “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile, “Trianon” di Enzo Moscato e la traduzione napoletana dei sonetti di Shakespeare.

Da vedere, rivedere e consigliare nella speranza che il diverso arricchisca il consolidato e porti sempre più freschezza e coraggio nelle nuove produzioni.

Un augurio di rivoluzione a partire dalla conoscenza dei classici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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