Il Furore di Massimo Popolizio e Giovanni Lo Cascio incanta l’India

Il Furore di Massimo Popolizio e Giovanni Lo Cascio incanta l’India

di Giuseppe Menzo

In scena dal 19 Novembre al 1 Dicembre presso il Teatro India di Roma Furore, dall’omonimo romanzo di John Steinbeck, adattamento di Emanuele Trevi, diretto ed interpretato da Massimo Popolizio.

A partire dal capolavoro del 1939 di Steinbeck, premio Nobel per la letteratura nel 1962, Massimo Popolizio, accompagnato dalle musiche a dagli effetti sonori eseguiti dal vivo da Giovanni Lo Cascio, presta corpo e voce alle vicende occorse a migliaia di contadini americani che nel 1936, a seguito di terribili tempeste di polvere – le cosiddette Dust Bowl – si spostarono in cerca di nuove terre dal Midwest alla California.

Affiancato inoltre dalle istantanee di Dorothea Lange e Walker Evans, componenti la mostra fotografica “The Grapes of Wrath” (titolo originale del sopraddetto romanzo), gentilmente concesse dalla Biblioteca del Congresso americano, l’attore e regista romano incanta per circa 80’ la numerosa platea che ogni sera, ormai sin dal debutto di questa riuscitissima produzione, riempie lo spazio del Teatro India in ogni ordine di posto.

Un’opera letteraria quella dello scrittore americano che Trevi non solo riduce ma adatta in un primo step dolente, a tratti caravaggesco per portata drammatica e certamente promettente se ci si fa ingolosire dalla prospettiva di vederne nascere uno spettacolo di prosa nella sua forma canonica.

È una messinscena completamente affidata alla potenza delle parole e alla bravura del loro interprete.
Un microfono, due uomini in scena, i già citati Popolizio e Lo Cascio (quest’ultimo con la sua strumentazione musicale), un fondale sul quale scorrono a volte immagini vivide e trancianti del racconto oggetto di restituzione ed altre volte riprese live dello stesso interprete all’opera e sulla destra, rispetto al punto di vista dello spettatore, uno scrittoio.

È tutta qui la complessità di un ambiente scenico che si riempie di immagini, suggestioni, carri, roulotte malfunzionanti, poveri bambini morti affiancati da pile di monete d’argento per garantire loro la migliore sepoltura possibile non avendo avuto nulla in vita, uomini affamati che sottraggono a loro stessi a favore dei propri figli il companatico e altri rapaci verso i propri simili per un mero istinto di sopravvivenza.

Le guerre tra poveri in un periodo storico ormai lontanissimo (tra la grande depressione del 1929 e l’attacco giapponese a Pearl Harbour), ma che risulta oggi più che mai attuale, ripensando agli odierni e tanto dibattuti fenomeni migratori dal Continente nero all’Europa.

Lo spettacolo è l’ennesimo centro nato da una sempre più proficua collaborazione tra la Compagnia Umberto Orsini e il Teatro di Roma.

 

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