DI CRIMINI E DI PREMI

(18/10/2012)        di controinformoperdiletto

Torno ancora su Paolo Barnard solo perché in qualche modo è in cronaca, seppur in quella defilatissima della controinformazione via Internet. Ho letto tempo fa il suo saggio Il più grande crimine e già ho detto come e perché lo trovo convincente si ma non del tutto: se fosse davvero possibile creare moneta all’infinito i politici sarebbero tutti seguaci della “sua” MMT; non si può perché oltre la piena occupazione partirebbe la superinflazione, ma soprattutto perché in un mondo interconnesso se fosse concesso a un Paese si scatenerebbe una rincorsa tra tutti gli altri, e molto prima della piena occupazione arriverebbe la fine delle risorse del pianeta. Barnard continua a sostenere il contrario anche di fronte alle obiezioni che si fondano sull’enorme spreco di denaro imputabile più o meno direttamente a criminalità e corruzione, rispondendo che alla fin fine anche quel circuito crea ricchezza mentre la politica rigorista crea solo povertà, il che contiene elementi di verità ma comporta il rischio di trovarsi padri storici come Craxi e la sua banda di ladri, compagni di percorso come Berlusconi e i berlusconiani, e fratelli storici come le generazioni di italiani che hanno avuto sopravvivenza e ricchezza dal voto di scambio e da altre attività borderline con la criminalità. Ed ecco la cronaca: Scopelliti e il suo modello reggio che si accorgono che la MMT sarebbe una manna per chi usa comprare il consenso coi soldi e i favori, e Barnard che tenta di smarcarsi tardivamente e maldestramente, mentre i suoi convegni diventano sempre più elitari e inutili, quando con un po’ di umiltà e raziocinio poteva tentare di entrare nella discussione politica per strade meno “pure” (in teoria, perché in pratica, come proprio la vicenda MMT Calabria dimostra, la ricerca ossessiva della purezza finisce proprio per fartela perdere, talvolta) ma forse più capaci di incidere nella realtà. Tipo questo contributo di Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo pubblicato su Il manifesto, ad esempio. La ridico “in piano”. Non credo nella tesi del complotto giudoplutocratico tendente a impoverire i popoli al solo scopo di arricchire una minoranza di carogne. Ma non solo per non essere ammesso al club di quelli che ci credono, che arriva fino all’estrema destra nazistoide, anche perché a parità di grado di spiegazione delle cose tendo a preferire la teoria più semplice. Credo che se il processo di unificazione economica e monetaria dell’Europa avesse seguito e non preceduto quello di unificazione politica sarebbe stato forse più facile risolverlo, si, ma il problema non eludibile sarebbe stato comunque, quello di integrare sotto lo stesso Stato popolazioni con un diverso costume nel gestire la cosa pubblica. Che la mela marcia rovini prima o poi tutto il cesto non è solo un proverbio, è ad esempio la storia d’Italia degli ultimi decenni e la cronaca ‘ndranghetista degli ultimi giorni. L’analisi di Bagnai di un anno fa, cui sono arrivato grazie a un contributo come al solito prezioso di Lameduck, e un po’ tutto il suo lavoro (qui le istruzioni per l’uso del suo blog) sono ampiamente condivisibili, ma chi ha la pazienza di leggere tutto l’articolo e i suoi commenti troverà anche chi cammina sulla stessa strada ma non giunge alle stesse conclusioni, e anch’io preferisco alla sua terapia la sua analisi. In cui, ad esempio, si trova un calzantissimo parallelo con l’Unità d’Italia, che non ha risolto e anzi ha aggravato e magari creato il divario tra Nord e Sud, il che suggerisce che non solo costringere a una moneta unica realtà economicamente diverse è letale per chi sta peggio, ma che nemmeno l’unione politica e l’unione fiscale possono risolvere il problema, anzi alla lunga fomentano l’odio in seno alla parte che paga le debolezze altrui, ragion per cui noi in Italia abbiamo visto le camicie verdi e degli Stati Uniti d’Europa in cui chi ha più benefici dall’Unione (la locomotiva Germania e i relativi vagoni) trasferisse risorse a chi sta peggio rivedrebbero presto quelle nere. Ma come non si può pensare di dividere l’Italia senza una deriva balcanica, così non si può pensare che dividere l’Europa sia una soluzione praticabile pacificamente. E se non si è seguaci del tanto peggio tanto meglio si è praticamente costretti a mettere la propria intelligenza a servizio di una reingegnerizzazione del processo di unificazione europea che magari a quella scala proponga la MMT e i suoi obiettivi di piena occupazione e welfare, che è oramai impensabile ripresentare a livello nazionale. Perché, ripeto, magari è triste ammetterlo, ma mettere in mano agli italiani e alle classi dirigenti che esprimono (con o senza preferenze, cambia solo la modalità) una moneta sovrana, significa condannarli a un disastro peggiore di quello a cui ci sta portando la gestione dissennata dell’UE a guida monetarista, e l’unica speranza è farsi fautori da sinistra di Stati Uniti d’Europa democratici che possano essere strappati alla guida monetarista e affidati per via elettorale a chi si impegni a politiche keynesiane e di piena occupazione a livello continentale. E’ ovvio che questa nuova UE può soccombere se al suo interno prima ancora che i parametri economici non si uniformano i costumi etici, ma se non sradichiamo la corruzione e il malaffare noi siamo fregati comunque, anche se ipoteticamente si decidesse d’amore e d’accordo di demolire l’Euro e tornare pacificamente alle monete sovrane svalutabili, perché in un tale sistema complesso noi saremo sempre quelli che truccano le carte, quindi meno credibili ai software finanziari e più attaccati dalla speculazione, anche perché restiamo senza materie prime e incapaci di sfruttare le ricchezze di altro tipo che abbiamo. E’ vero che le ruberie della Casta sono usate a scopo strumentale da chi vuole distruggere lo Stato, ma è vero pure che la demolizione di quest’ultimo è cominciata da sinistra, che gli errori nella costruzione dell’Euro sono stati fatti soprattutto a sinistra, e che oggi la sinistra o cambia rotta e la fa cambiare a tutta l’Europa oppure la consegnerà mani e piedi legati alla destra nazionalista e xenofoba. Forse è questo, mi piace pensare, il senso dell’ultimo Nobel per la Pace, speriamo che l’auspicio non finisca a puttane come è stato per Obama.

                                            di controinformoperdiletto

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