Una favola biancorossa che si è tinta di grigio
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Una favola biancorossa che si è tinta di grigio

di Beppe Di Maggio

Questa è l’era dei selfie non c’è dubbio, e tra i tanti che hanno caratterizzato  l’anno appena trascorso resteranno nella memoria quelli che i giocatori del Bari, con lo slogan diventato virale “Compra La Bari”, fecero per trovare un possibile acquirente della società dopo il fallimento per debiti (contratti in 36 anni di gestione parassitaria dalla famiglia Matarrese, guidata dell’ ex onorevole Antonio) pari a 48 milioni di euro. Mentre le aste giudiziarie andavano deserte la squadra in autogestione cominciava una striscia incredibile di vittorie utili a scalare la classifica e riportare allo stadio  50.000 spettatori dopo anni anonimi in serie B: eppure arrivare ai play-off promozione non sarebbe bastato per garantire la sopravvivenza del calcio a Bari se alla terza asta decisiva l’ex arbitro Gianluca Paparesta non avesse presentato un’offerta di 4.800.000 euro necessaria per aggiudicarsi il titolo sportivo, requisito indispensabile per non ripartire dai dilettanti.

Solo per evidenti errori arbitrali subiti nei due match col Latina la squadra biancorossa non ottiene la promozione in A, tuttavia la nuova società conferma alcuni “eroi” ( Galano  e Sciaudone in testa) ma sostituisce allenatore e team manager e non riesce a trattenere parte del gruppo storico dei calciatori, puntando su un mister come Mangia che non riesce a farsi voler bene dall’ambiente.  Da questo momento  le sconfitte arrivano quasi puntuali e nell’occhio del ciclone finisce soprattutto il capitano Caputo tornato a giocare dopo un anno di squalifica. Che sia lui ad aver alterato gli equilibri? O troppi selfie hanno montato la testa ai Galano e Sciaudone che potrebbero andar via da Bari? Neanche il nuovo mister Nicola riesce a risollevare il Bari: dalla quasi A rischia che la propria favola non abbia un lieto fine.

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