Platone rivive attraverso il talento di Franci
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Platone rivive attraverso il talento di Franci

Fino al 20 ottobre in scena all’ Off Off Theatre Dialoghi di Platone, scritto e diretto da Giovanni Franci, già autore di Spoglia-toy, L’effetto che fa e Roma Caput Mundi. Apre così la stagione dell’ incantevole teatro di via Giulia, stagione che, vista l’apertura e il cartellone, fa pensare ad un anno ricco di proposte di qualità.

La scena è subito davanti allo spettatore mentre si fa sala. Gli attori sembrano riscaldarsi prima di iniziare, stanno per rappresentare i Dialoghi socratici di Platone e capiscono che quel testo è collegato con loro. Entra in sordina l’autore, muovendo una sedia, quasi una firma allo stile hitchcockiano. Ad interpretare Socrate, Paolo Graziosi, Mercuzio zeffirelliano, maestro nel portare in scena un altro maestro, quello dell’ ironia, nel senso di eironeia, dissimulazione, finzione, la stessa che era alla base della dialettica del filosofo. Come gli attori, che fanno finta di essere discepoli, di diventare Critone, Alcibiade, Eutifrone e Fedone, di stare ad Atene nel v secolo ossia come il teatro rende visibile l’invisibile, così la filosofia vorrebbe dimostrare l’indimostrabile.

E così vediamo il Socrate che attraverso la maieutica tirava fuori la verità da ogni discepolo, come la madre, levatrice, tirava fuori la vita o il padre, scultore, tirava fuori l’arte.
Socrate il rivoluzionario come rivoluzionario è stato Cristo ed entrambi condannati a morte per questo. Il filosofo fu accusato di corrompere i giovani, portandoli contro la tradizione, invero insegnando loro la libertà e il suo calvario viene accompagnato dagli allievi, che non capiscono perché non faccia di tutto per fuggire dall’ingiusta condanna, che non capiscono la serenità del vecchio, pronto anche alla morte in apparenza. Un Cristo che sa e che fino all’ultimo vuole lasciare il suo insegnamento.

L’allestimento della scena vede uno spazio minimale, anche questo elemento sente la firma di carattere “franciano”, richiamando  “L’effetto che fa”. Uno spazio bianco è intorno agli attori, un campo libero per la parola; l’occhio difatti si concentra sull’ ottima interpretazione di Gianmarco Bellumori, Alberto Melone, Riccardo Pieretti e Fabio Vasco, oltre che di Graziosi. La scena bianca però assume anche la valenza di una tela, dove Giovanni Franci “dipinge” la morte di Socrate di Jacques Louis David, in cui il filosofo poco prima di morire alza energicamente un dito al cielo, quasi a voler riportare l’attenzione degli amati discepoli ad altro per risparmiare loro la tristezza.
  

Giovanni Franci è giovane e geniale in tutto ciò che scrive. Quest’ultimo lavoro conferma l’alta struttura artistica del drammaturgo, poiché la rilettura dei dialoghi platonici fatta dall’autore, procedendo sul doppio binario della scena che appare e i collegamenti dietro di essa, coinvolge il pubblico senza riserve. Elegante spettacolo, consigliato senza ombra di dubbio! 

 

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