Effetti devastanti delle promesse elettorali in materia fiscale.

(5 Febbraio 2013)     
 Oltre l’abolizione dell’IMU sulla prima casa e dell’IRAP,  il candidato Berlusconi propone la restituzione dell’IMU 2012 e un condono fiscale tombale, a suo dire, motivato da una profonda riforma fiscale. L’ex Premier l’ha detta veramente grossa perché dopo il condono del 2002 e gli ultimi del 2010 e 2011 – prorogati da Monti sino al 2012 – c’è ben poco da condonare.  Probabilmente a Berlusconi sfugge che la quasi totalità dei lavorator i dipendenti e pensionati non hanno niente da condonare. Anche i  3,8 milioni di piccoli e medi imprenditori che aderiscono agli studi di settore non hanno interesse a condonare alcunché se non raggiunti da qualche avviso di accertamento o di irrogazione di sanzioni. Si tenga conto che per questi soggetti da 5 anni il Ministero dell’economia e delle finanze, per via della crisi,  ha concordato riduzioni al ribasso dei ricavi da dichiarare. Altrettanti piccoli e medi imprenditori e lavoratori autonomi sono per lo più soggetti minori  che sopravvivono stentatamente alla crisi. Molti di loro evadono ma nelle presenti condizioni, pur volendo, avrebbero molte difficoltà ad aderire ad un condono tombale. C’è anche una stretta creditizia in essere che aggrava la crisi economica. Anche la motivazione non regge. Dopo essere stato per nove anni Presidente del Consiglio dei ministri,  l’on. Berlusconi non sembra essersi reso conto che le linee fondamentali del nostro sistema tributario sono simili a quelle dei sistemi tributari degli altri paesi europei. Iva ed accise sono, nella concreta disciplina,  vere e proprie imposte europee. Restano margini di manovra sul livello delle aliquote e sull’imposta diretta sul reddito.  Il problema generale della legge (fiscale e non) in Italia è l’effettività, ossia, la capacità del governo e dell’amministrazione pubblica di farla rispettare. Certamente anche nel sistema tributario italiano servono aggiustamenti e, soprattutto,  misure perequative ma non ci sono spazi per una profonda riforma tributaria – peraltro non meglio definita. E se così manca il presupposto per un condono tombale che avrebbe  devastanti effetti diseducativi e non solo. Come dice J. Swift, nell’Arte della menzogna, “il più grande dei bugiardi ha un popolo di creduloni”. Nei mesi scorsi abbiamo assistito a una grande campagna mediatica sul nuovo redditometro. Il Direttore dell’Agenzia dell’entrate ha annunciato 35-40 mila accertamenti sintetici per il 2013 ma essi devono essere  espletati. Al riguardo ancora non ho visto alcuna proposta tecnica su come conciliare un accertamento sintetico-induttivo su un imprenditore o lavoratore autonomo che abbia aderito al relativo studio di settore. Ne tantomeno nessuno ha annunciato una revisione degli studi che fin dalla loro introduzione sottostimano consistentemente i ricavi da dichiarare e quindi legalizzano l’evasione. Ma di questo nessuno parla chiaramente. Per porvi rimedio non occorre una profonda riforma tributaria ma servono solo provvedimenti amministrativi. Ma le promesse fiscali di Berlusconi eludono il problema delle coperture. Non basta certo il riferimento ad un eventuale accordo con la Svizzera per un ulteriore aggravio del trattamento fiscale dei c.d. capitali scudati (condonati perché illegittimamente esportati).   Ora mettendo insieme la restituzione dell’IMU 2012, l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, sgravi parziali (non l’abrogazione) dell’IRAP e sull’IRPEF  si arriverebbe a 14-15 miliardi di minori imposte in chiave strutturale senza menzionare l’eventuale riduzione dei contributi sociali a carico delle imprese su cui tutti si dicono d’accordo. E’ chiaro che  se non ci sono spazi significativi per la riduzione delle imposte e per altri condoni, restano gli effetti devastanti  sulla tenuta dei conti pubblici e quelli sul comportamento degli evasori. L’alta pressione tributaria che grava soprattutto sui lavoratori dipendenti e pensionati,  le promesse di una sua riduzione e soprattutto l’annuncio di un condono tombale hanno l’effetto di costituire un comodo alibi per continuare ad evadere con buona pace per la giustizia tributaria.
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