Al Teatro dell’Opera Le nozze di Figaro

Al Teatro dell’Opera Le nozze di Figaro

di Marica Mancini

L’opera in quattro atti tra le più fruttuose del genio mozartiano. Turbamenti amorosi, dolci passioni, rivalità classista, scontro sessista, mascheramenti caotici, verità schiuse al sensuale plenilunio, e Cherubino, evanescente cupido, chiave di volta dei più intricati crocicchi drammatici della folle giornata.

Vero è che le punte di maggiore impertinenza dell’originale “La folle journée ou Le Mariage de Figaro” sono state da Mozart e dal suo librettista Da Ponte smorzate e il clima libertino stemperato – causa censura da ancien régime – ma la musica non smussa, anzi, amplifica l’atmosfera provocatoria di Beaumarchais. Con la marcetta militare, camuffata in danza di corte, che accompagna “Se vuol ballare signor contino”, Figaro accarezza l’idea di un vero e proprio scontro fisico con l’esponente di una classe sociale intoccabile rivelando la voglia di uno scontro fisico. Figaro è il primo personaggio che incontriamo in questa storia. Egli non è il “solito” servo plautino che cerca di avere la meglio sul padrone, ma ha una personalità in aperta ribellione contro soprusi muliebri che ritiene inammissibili. 

La quiete dell’iniziale dramma domestico che Susanna e Figaro instaurano già a partire dai primi duettini, viene immediatamente disturbata dall’irruzione di Cherubino – maschio dalle adolescenziali e veneree fattezze – scoperto dal Conte in intimità con Barbarina. Solo l’intervento della Contessa potrà salvarlo, ma intanto si avvicina a Susanna (diventerà complice fidata) cantando la sua prima aria. “Non so più cosa son, cosa faccio” descrive la passione amorosa che nutre per ogni donna. Il ritmo concitato e l’anafora della parola desìo chiariscono la natura «del seduttore damerino» in un meraviglioso climax ascendente testuale che, intrecciato al crescendo musicale, arriva sino all’acme della tessitura contraltile.  Ma all’arrivo del Conte c’è un fuggi-fuggi generale: Cherubino è costretto a dileguarsi. Divertenti sono i due mini quadri che vedono Susanna, Conte, Cherubino e Basilio giocare a nascondino celando la propria presenza ora all’uno o all’altro personaggio e il comico “Aprite, presto aprite” in cui Cherubino si lancia dalla finestra per evitare che il Conte lo scopra nella camera della moglie.

Atterrato illeso sul vaso di garofani del giardiniere Antonio, è costretto a cangiar figura continuamente per scansare le saette di gelosia del Conte; troverà pace solo quando Barbarina lo chiede in sposo.

A questo vortice frenetico di avvenimenti si aggrappa la pomposa aria della vendetta di Don Bartolo: di spiccato gusto napoletano da humor leggero che manipola la contraffazione dei meccanismi espressivi dell’opera seria con la detorsio in comicum, altrimenti detta parodia. Della serie, più la linea musicale è pseudo-eroica, più appare evidente l’incapacità del personaggio nel combattere un avversario tanto più abile e fine di lui: Figaro.

Il lieto fine che scioglie la tensione sessista delle coppie Contessa-Susanna e Conte-Figaro conduce, nel momento in cui si scopre la fragilità dell’amato, al perdono e alle doppie nozze.

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