POSSONO, FISCO ED INPS, REGALARE 89 MILIONI A 35 CONTRIBUENTI? LA RISPOSTA ? S

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Laute
plusvalenze – come ha reso noto il Sole 24 Ore – quelle realizzate da
una cinquantina di top manager rivendendo le azioni ricevute
dalle società da loro stessi amministrate. Ma quello che è
sfuggito anche al giornale è che su questi guadagni  non
sarà pagato neanche un euro di Irpef (saranno tassati infatti solo
al 12,5%). E l’Inps non incasserà contributi. Contrappunti.info ha
calcolato – per i 35 dirigenti i cui guadagni sono stati resi noti da
24 Ore – quale sarà la perdita per l’erario e per l’Inps: ben 89
milioni. Intanto contratti di lavoro come quello dei metalmeccanici
sono bloccati perchè sulla sostenibilità degli aumenti da parte delle
aziende incide pesantemente il cuneo fiscale e contributivo. Abolito
però per i maxi-manager

Articolo di Antonio Biavati

Notizia n. 1.
Anno da incorniciare, il 2005, per i top manager delle banche e delle
aziende italiane: agli stipendi “da favola” già percepiti si sono
aggiunti i guadagni da stock option, ossia le plusvalenze realizzate
rivendendo al prezzo corrente di borsa le azioni ricevute – ad un
prezzo più basso – dalla propria società. In questo modo, come ha
calcolato Il Sole-24 ore, una cinquantina di dirigenti hanno conseguito
lo scorso anno aumenti di stipendio superiori ai 500 mila euro e 29 di
essi hanno guadagnato con il meccanismo delle stock option oltre un
milione di euro. Come in tutte le graduatorie c’è il primo della
classe: Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, che
ha sommato allo stipendio (circa 3 milioni di euro) 9,89 milioni di
euro di plusvalenze da stock option per un totale di 13 milioni, pari a
oltre 400 volte lo stipendio  medio dei suoi dipendenti

Notizia n. 2. Per un milione di
metalmeccanici il rinnovo del contratto è ancora in alto mare: le
cinquanta ore di sciopero effettuate nel 2005 non sono bastate per
strappare quell’aumento (100 euro lordi mensili) che porterebbe la
maggior parte dei lavoratori a sfiorare i 1000 euro netti in busta paga.

Dietro le notizie: chi paga e chi no
1. Il problema del cuneo fiscale
non si pone, invece, per i nostri fortunati top manager che, grazie
alla disciplina fiscale delle stock option, godono di un trattamento
fiscale e contributivo ai limiti dell’esenzione. Infatti, mentre il
reddito da lavoro è assoggettato a contributi e a prelievo Irpef
progressivo, i compensi assicurati ad un dipendente attraverso il
meccanismo delle stock option “non concorrono a formare i redditi da
lavoro dipendente” e sono solo soggetti all’imposta proporzionale del
12,5%, alla stregua di un reddito da capitale.
E perciò, per ogni
1000 euro corrisposti tramite stock option l’impresa evita di
aggiungerci altri 400 che altrimenti dovrebbe versare all’Inps per
contributi sociali; il fortunato top manager, a sua volta, eviterà il
pagamento dei contributi a suo carico (circa 100 euro) e di quanto
graverebbe sui guadagni a titolo di Irpef (ben 430 euro, considerato il
livello di reddito di cui beneficiano questi manager). L’unico prelievo
che graverà su quei 1000 euro sarà rappresentato dai 125 euro che il
top manager dovrà pagare a titolo di tassa percentuale del 12,5% sulla
plusvalenza realizzata. Applicando queste regole alle plusvalenze da
stock option realizzate nel 2005 da 35 top manager selezionati dal
quotidiano della Confindustria (112 milioni di euro) emergono i
seguenti risultati: mancato pagamento di contributi all’Inps, 55
milioni di euro; minori imposte pagate al Fisco, 34 milioni di euro (48
di Irpef al lordo dei 14 milioni di imposta sostitutiva assolta sulle
plusvalenze).
2. Torniamo ai metalmeccanici.
I 100 euro di aumento salariale si ridurranno, al netto, a non più di
65 euro una volta detratto il prelievo contributivo e quello Irpef.
D’altra parte, i 65 euro netti che finiranno in tasca al dipendente
costeranno all’impresa quasi il doppio, considerando gli oneri
contributivi che si aggiungono al salario lordo. L’entità del cuneo
fiscale che si insinua fra il costo del lavoro e il netto in busta paga
(circa 45%) spiega gran parte delle difficoltà a chiudere il nuovo
contratto dei metalmeccanici.


Pagare tutti per pagare meno: non solo uno slogan

In conclusione…
1.
Non trova spazio la proposta di chi, come il leader della UIL Luigi
Angeletti, richiede di ridefinire il fisco a sostegno dei redditi più
bassi, incominciando con l’escludere da prelievo Irpef gli aumenti
salariali derivanti dai rinnovi contrattuali.
2.
Continua ad essere tollerato un sistema (come quello delle stock
option) che, oltre ad accordare una rilevante agevolazione fiscale a
chi certamente non ne ha bisogno, concretizza una scandalosa violazione
del principio della progressività e contribuisce, di fatto, a ridurre
gli spazi per interventi in direzione di un prelievo più equo e più
giusto.

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