POSSIAMO CAMBIARE IL MONDO IMITANDO LE FARFALLE

(16 novenbre 2011) Su Repubblica di lunedì 14 novembre è stato  pubblicato un interessante articolo di Zygmunt Bauman (filosofo polacco, già professore di sociologia all'Università di Leeds), appunto, con il titolo "Possiamo cambiare il mondo imitando le farfalle" e se ne riporta un estratto. Eccolo: "… Esiste una discrepanza tra gli obiettivi e i mezzi a nostra disposizione. Mezzi che sono stati creati dai nostri antenati, che hanno dato vita allo Stato-nazione e lo hanno dotato e armato di molte istituzioni estremamente importanti, fatte su misura dello Stato-nazione. Per quanto concerne lo Stato-nazione, esso era veramente l´apice dell´idea di autogoverno e sovranità, l´idea di essere a casa e così via. Soprattutto, lo Stato-nazione era un affidabile e impeccabile mezzo di azione collettiva, strumento per raggiungere gli obiettivi sociali collettivi.

 

Questo veniva creduto al di là della differenza tra "destra" e "sinistra". Lo Stato-nazione era in grado di implementare le idee vincenti. Perché era così? Perché lo Stato-nazione veniva considerato, e in larga misura lo fu per abbastanza tempo nella storia, la fattoria del potere e della politica. Quello tra potere e politica è un matrimonio celebrato in cielo, nessun uomo può distruggerlo. Potere significa abilità nel fare le cose. Politica significa abilità nel dirigere quest´attività di fare le cose, indicando quali cose devono essere fatte. Ora, ciò che sta accadendo oggi è l´indubbia separazione, una prospettiva di divorzio, tra potere e politica. Potere che evapora nello cyberspazio e che si manifesta in ciò che chiamo "globalizzazione negativa". Negativa nel senso che si applica a tutti gli aspetti della vita sociale che hanno una cosa in comune: si tratta dell´ indebolimento, l´erosione, la non considerazione delle abitudini locali, delle necessità locali. La "globalizzazione negativa" abbraccia poteri come la finanza, il capitale, il commercio, l´informazione, la criminalità, il traffico di droga e d´armi, il terrorismo, eccetera. Non è seguita dalla "globalizzazione positiva". A livello globale, non abbiamo niente di lontanamente somigliante all´efficacia dello strumento del controllo politico sul potere, dell´espressione della volontà popolare, cioè la rappresentanza e la giurisdizione, realtà sviluppatesi e bloccatesi al livello dello Stato-nazione. Alla luce di questa discrepanza, ogni volta che sento il concetto di "comunità internazionale", piango e rido allo stesso tempo. Non abbiamo nemmeno iniziato a costruirla. I nostri problemi sono davvero globali, ma possediamo solo i mezzi locali per affrontarli; ed essi sono spudoratamente inadeguati al compito. Perciò la domanda che suggerisco sarà probabilmente questione di vita o di morte per il XXI secolo. Chi se ne occuperà? Quella sarà la questione….".Su queste valutazioni merita un succinto commento. In altre parole, mentre il liberismo sfrenato e gli egoismi finanziari governano l'economia mondiale, anche grazie ai nuovi mezzi di telecomunicazione, la democrazia e la solidarietà esistono – quando esistono – a livelli locali. Occorre dunque che alla globalizzazione del "mercato" corrisponda la globalizzazione della democrazia, senza confini di spazio ma neanche di tempo, se vogliamo la salvezza del pianeta. Un obiettivo che potremmo definire "solidarietà globale", nel senso che va al di là della nostra stessa vita terrena, e quindi aggiunge (e per i non credenti sostituisce) alla fede nella vita eterna individuale la fede nella vita dell'intero pianeta e, quindi, la speranza di un futuro per tutti gli esseri umani, tra cui ci sono e ci saranno i nostri figli ed i figli dei nostri figli. Un tale obiettivo cambia completamente tutti i programmi elettorali così come sono stati sinora concepiti, a cominciare dalla mancata considerazione del legame esistente tra il numero degli abitanti, che ormai hanno raggiunto i sette miliardi, e il degrado dell’ambiente. Sappiamo bene che per raggiungere tale obiettivo di "globalizzazione positiva" occorre un Governo dell’intero pianeta, ma se qualcuno non comincia a parlarne mai ci arriveremo. E questo compito spetta anzitutto a coloro che si richiamano ai principi della solidarietà, propri della "sinistra" così come la "destra" è caratterizzata dal liberismo. In questo quadro, dobbiamo anzitutto sostenere la trasformazione della attuale UE in "Stati Uniti d'Europa", necessari per controllare lo strapotere della finanza nel nostro continente ma anche per trasformare l'attuale ONU in un Federazione mondiale capace di intervenire sulle aberrazioni del "mercato" globale e di attuare veramente la “dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, sapendo che i diritti nascono con la democrazia, e la democrazia si basa sul principio della laicità.

                                                                                       Giampietro Sestini (LiberaUscita)

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