PASSARE CON IL ROSSO

il tassinaro

Non si tratta di stabilire se la nuova versione del decreto sulle liberalizzazioni sia o meno poi così diversa dalla vecchia: conta l'impressione che si dà, avendo gestito molto male, anche e non solo dal punto di vista comunicativo, la vicenda.
articolo di Marco Vitale
Il Financial Times, di solito non troppo attento alle vicende italiane, salvo quando si tratta di scandali, dedica un centro pagina di sei colonne alla resa del Governo Italiano alla lobby dei tassisti. Il titolo esprime con efficacia il contenuto e il taglio dell’articolo: “Le concessioni del Governo ai tassisti gettano ombre sulle più complesse riforme” (delle quali l’economia italiana necessita).

Il comportamento isterico e inconcludente del governo in questa vicenda è male augurante e mi porta alla memoria la storia del passare con il semaforo rosso. Quando mi recai per la prima volta in Sud America qualche decennio fa, mi feci guidare da una eccellente guida inglese. All’inizio vi erano poche pagine di avvertenze  generali fondamentali. Tra queste quella che mi è rimasta in mente è quella relativa al passare con il rosso ai semafori. L’avvertenza spiegava che in Sud America era costume passare con il rosso ai semafori. Tale costume era così diffuso e tollerato che, dopo un po’ di tempo, anche il turista era portato ad abituarsi a passare con il rosso. Ma questi non sapeva che, ogni tanto, di norma in occasione di qualche festività solenne come il Natale, le autorità lanciavano delle campagne speciali contro chi passa con il rosso. Se il turista, ignaro di queste campagne speciali, ed eccitato per la possibilità di trasgressione che mai avrebbe effettuato nel suo paese, veniva sorpreso a passare con il rosso durante una di queste campagne speciali, si trovava rinchiuso in una orrenda prigione, trattato come un pericoloso delinquente, senza poter avere contatti con l’esterno e processato per direttissima. Passata la campagna speciale tutto tornava come prima.
Si sono andati accumulando seri sintomi che il governo rischia di rimanere vittima della sindrome delle campagne speciali. Si spara un decreto, senza pesarne le conseguenze e la propria capacità di resistenza, si lancia un ululato alla luna, ma poi appena vengono lanciati gli inevitabili controulutati si scappa nel bosco. E tutto resta più o meno come prima. La campagna speciale contro chi passa con il rosso è finita.
Oltre al decreto per i tassisti abbiamo avuto segnali in questa direzione, in materia di Autostrade, in materia fiscale e,  in varie dichiarazioni a ruota libera, di ministri neofiti. Il Paese non ha bisogno di procedere per campagne speciali, tipo quella che il governo Berlusconi lanciò, complice Confindustria, sul famoso art. 18,  ma attraverso un lavoro sistematico, umile, realistico, scandito dai fatti, magari anche modesti, credibile. E’ così che anche il Governo deve lavorare se vuole porsi in sintonia con il Paese. Abbaiare alla luna, digrignare i denti, rilasciare dichiarazioni estemporanee, promesse non credibili, minacce non realizzabili, decreti non difendibili, sogni nel cassetto, devono essere regolarmente banditi. Roosevelt diceva che se si deve colpire qualcuno bisogna avvicinarsi allo stesso con un grande sorriso e tenendo il bastone ben nascosto dietro la schiena.
Ma poi l’Italia non ha bisogno di essere colpita ma di essere guidata, incoraggiata, coinvolta, rieducata (non alla maniera di Mao)alla legalità. E’ stata tanto abituato a passare con il rosso, che non può essere riportata a rispettare i semafori attraverso isteriche campagne speciali in occasione delle festività. Deve essere rieducata e capire che cosa è il rosso e cosa è il verde e qual è il loro significato. E questo è un lavoro paziente e di lungo respiro. Il Governo è molto debole sul piano parlamentare. Per procedere sulla via delle riforme ha bisogno di conquistarsi un’alta partecipazione ed un largo consenso dell’opinione pubblica. Non è con le campagne speciali contro chi passa con il rosso, né con i decreti prontamente rettificati come nel caso dei taxi che realizzerà questo obiettivo. Come dicono a Napoli: chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco non accetta in pegno.

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