Suburra: poco Orwell, tanta cronaca

Suburra: poco Orwell, tanta cronaca

di Adalgisa Marrocco

 

suburra-289635-1280x720La storia della letteratura e del cinema ci ha abituati alle distopie, scenari di un futuro infernale mediante cui, diversamente dall’utopia e in polemica con tendenze avvertite nel presente, si suggeriscono situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali assai ostili.

Vedendo Suburra, film diretto da Stefano Sollima e tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una distopia coeva, attuale e ineludibile. La redenzione e la riflessione assumono connotazione peculiare. Sappiamo di essere immersi nel mondo di Suburra fino al collo, sappiamo che tornare indietro sarebbe impraticabile. Le vicende che negli ultimi tempi hanno coinvolto Roma appaiono come un breve capitolo degli annales di questo Basso Impero.

Nel film, la pioggia scende copiosa sulla Capitale e si infiltra in ogni angolo, corrodendo e corrompendo istituzioni e persone. Se non fossimo consci dell’attualità e del mimetico quadro dipinto da Sollima, il nostro istinto di spettatori ci porterebbe a rifiutare quello spettacolo, ad adoperarci affinché il destino della città e del Paese seguissero percorsi differenti. Invece, ogni dettaglio è cronaca, è conoscenza condivisa. Poco Orwell, tanto telegiornale.

Il cronotopo di Suburra, ossia lo spazio-tempo, va a configurarsi come “luogo distopico” e sede di dinamiche socio-istituzionali e morali che si mostrano tanto credibili quanto distruttive. Valicati i confini della violenza degli “anni di piombo” e quelli della sete di denaro, champagne, ricchi premi e cotillon degli anni Ottanta e Novanta, la barbarie della contemporaneità si esprime in termini di corsa all’onnipotenza assoluta. Potere assoluto esercitato sulla città, sul Paese, sull’anestetizzata coscienza collettiva. In Suburra, non esiste un “altrove” cinematografico che sia consolatorio, eccezion fatta per un finale più fantasioso che fattuale.

Vedere la pellicola di Sollima equivale ad un esercizio di coscienza, ad un’immersione in un mondo invaso da scorie e malaffare, alla lettura di un perverso contratto siglato fra istituzioni e criminalità. Suburra è un vaso di Pandora che, una volta aperto, ci rende consci di essere in netto ritardo per ricacciare i mali del nostro mondo.

 

About Adalgisa Marrocco

Nata in provincia di Latina il giorno di San Valentino del 1991. Firma di politica e bioetica per diverse testate on-line, raccontatrice per Edizioni La Gru col libro “Supermarket e altri racconti indigesti”, traduttrice, sempre politically scorrect.

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