La Finanza Pubblica 2011 Un quadro desolante

(5 giugno 2012)

Stralci dalla Corte dei ContiAlla Corte dei Conti, nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, si è  tenuta, il  5 giugno, la presentazione del rapporto 2012 sul coordinamento sul coordinamento della Finanza Pubblica, tenuta da Luigi Mazzillo, Presidente di coordinamento delle Sezioni riunite di controllo. In sintesi l”aumento della pressione fiscale provoca ”impulsi recessivi” sull’economia reale allontanando gli obiettivi di gettito e provocando un ”rischio di avvitamento”. E’ quanto afferma il presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti Luigi Mazzillo presentando il rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica secondo cui ”va disinnescato il circolo vizioso” Ne riprendiamo i principali stralci: “I risultati del 2011 riflettono le difficoltà in cui si dibatte la gestione della finanza pubblica in un contesto di sostanziale assenza di crescita: il gettito fiscale è rimasto al di sotto delle previsioni, penalizzato dalla mancata ripresa dell’economia – un fenomeno non occasionale, ma destinato, purtroppo, a protrarsi probabilmente per anni, dal momento che il vuoto di prodotto apertosi in ragione della crisi finanziaria non potrà essere facilmente ed in breve tempo colmato. Né, sotto questo profilo, può rassicurare la constatazione che l’emergenza abbia costretto, nel corso del 2011, ad orientare la manovra di finanza pubblica quasi esclusivamente sul lato delle entrate. “Leriduzioni  di spesa  sono  state  superiori  alle  attese.  La riduzione riguarda lo Stato, così come le Amministrazioni locali.” “Nel solo 2011, la spesa primaria risulta inferiore di quasi 4 miliardi al livello previsto in sede di DEF nell’aprile   2010.   Sempre    nel   2011,   le   retribuzioni   corrisposte   dalle amministrazioni pubbliche si collocano ben 13 miliardi al di sotto delle previsioni avanzate all’inizio della legislatura. Nel triennio 2009-2011, la stretta impressa agli acquisti di beni e servizi dei ministeri si è tradotta in una riduzione complessiva degli impegni di bilancio dello Stato di oltre l’8 per cento, nonostante che, negli ultimi quattro anni, siano state regolate posizioni debitorie pregresse per un ammontare di oltre 3,5 miliardi.” “Lagestione della spesa sanitaria ha presentato, nel 2011, risultati migliori delle attese. A consuntivo, le uscite complessive (112 miliardi) sono state inferiori di oltre 2,9 miliardi al dato previsto. Per la prima volta, la spesa sanitaria ha ridotto, seppur lievemente, la sua incidenza in termini di Pil, scendendo dal 7,3 per cento del 2010 al 7,1.” “Nonostante  i progressi  evidenti  nei  risultati  economici,  il  settore sanitario continua, tuttavia, a presentare fenomeni di inappropriatezza organizzativa e gestionale che opportunamente ne fanno un ricorrente oggetto di attenzione ai fini dei programmi di tagli di spesa.” “Leanalisi sviluppate sull’assistenza ospedaliera, sul personale, sull’assistenza extra-ospedaliera, sull’emergenza-urgenza e sull’assistenza territoriale consentono di definire modalità di valutazione delle performance gestionali, che diventano elemento ordinario (e quindi non occasionale) di valutazione del settore.” “Secondo la banca dati della Corte (che non comprende tutte le regioni a statuto speciale), sono oltre 5.000 gli organismi partecipati (aziende, consorzi, fondazioni, istituzioni, società) nei 7.200 enti locali censiti. Si tratta, in gran parte, di organismi costituiti  in forme  societarie,  di  cui  quasi  la  metà  operante  nel settore  delle  local utilities. Le società hanno in media circa 80 addetti; gli organismi non societari 30.” “A tali soggetti è riferibile un indebitamento consistente (quasi 34 miliardi), in crescita nell’ultimo triennio di oltre l’11 per cento. “ “Ilpericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati. Occorre incidere sui fattori che bloccano la crescita, per recuperare, ma solo grazie a maggiori incrementi del Pil, il gettito mancante.” “L’originale intonazione redistributiva, recepita nel disegno di legge delega per la riforma fiscale ed assistenziale del luglio 2011, ha potuto trovare solo una parziale attuazione nel Dl n. 201/2011 di fine anno, nella misura in cui l’aumento impositivo che ha  investito consumi e  patrimoni  si  è  tradotto  in  una  riduzione  molto  limitata del prelievo sui redditi da lavoro e d’impresa. Il 2011 ci ha così consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un’elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione.”      “Tanto per le dimensioni dello sforzo da richiedere alla finanza pubblica – 50 miliardi secondo i calcoli della Corte – quanto per i limitati spazi di copertura disponibili, nella considerazione che il settore impositivo naturalmente deputato (il prelievo sui consumi) risulta già prenotato da un aumento a tempo delle aliquote IVA. Anch’esso, peraltro, potenzialmente gravido di controindicazioni sul piano economico e sociale. Sostanzialmente esauriti i margini finora offerti dalle entrate volontarie, a cominciare da quelle per giochi, e dall’efficientamento dell’attività di riscossione, si rafforzano, pertanto, le ragioni per puntare sulla soluzione dell’ampliamento della base imponibile, assegnando alla lotta all’evasione ed all’elusione ed al ridimensionamento dell’erosione il compito di assicurare margini consistenti per riequilibrare il sistema di prelievo almeno in parte conciliando rigore, equità e crescita.”     “In materia di riduzione del rapporto debito/PIL e di pareggio di bilancio dimostrano che si può disegnare un percorso ad un tempo di rigore e di ripresa della crescita: se nel 2015 si conseguirà, come previsto dal DEF, un rapporto debito/PIL di 114,4, a partire dal 2016 basterebbe una crescita nominale dello stesso PIL di appena il 2 per cento perché il mantenimento del pareggio di bilancio possa di per se assicurare il conseguimento dell’obiettivo di riduzione del debito secondo il ritmo prescritto dalle nuove regole. A patto, tuttavia, di generare e mantenere per un ventennio, dal 2016 al 2036, un saldo primario in lenta diminuzione dal 5,5 a poco più del 3 per cento, nel caso di un’ipotesi di crescita prudenziale, ma comunque non minimale. L’obiettivo Le nostre simulazioni sulle implicazioni delle nuove regole europeeè arduo, benché non impossibile da raggiungere, se si tiene conto che anche nell’ipotesi più ottimistica fatta propria dalla Corte per questo esercizio il tasso di crescita supererebbe di poc o l’1 per cento medio annuo in termini reali. Tutto diventerebbe più facile con il concretizzarsi di una crescita più elevata. Alla quale vanno, quindi, prioritariamente finalizzati – a tutti i livelli – sforzi, energie, risorse.” “E’  un  percorso che  può  essere  facilitato  riprendendo,  con  convinzione  e continuità, il processo volto a realizzare un abbattimento significativo del debito, attraverso la dismissione di quote importanti del patrimonio oggi in mano pubblica. Con soluzioni operative che – anche per evitare il rischio di svendite – partano dall’identificare dimensioni, condizioni e responsabilità organizzative e gestionali”.

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