IL CALCIO ? EMENDATO

piero sandulli

Ci sono certe volte che si prevedono scenari così inquietanti che si vorrebbe essere stati cattivi profeti. E che si detesta invece aver avuto ragione. Come quando su queste pagine si era vaticinato, prima dell'inizio della manifestazione, che una vittoria ai Mondiali avrebbe enormemente aumentato le possibilità che lo scandalo del calcio finisse con qualcuno che ordinava al bar all'angolo i soliti tarallucci e vino. Il professor Vitale torna sulla faccenda adesso che sappiamo nome e volto (nella foto qui sopra) di chi ha preso l'ordinazione.

articolo di Marco Vitale

Il calcio ne esce bene, anche perché la credibilità l’ha riconquistata con il Mondiale vinto. Direi proprio che il calcio ha saputo emendare se stesso”. Queste allucinanti affermazioni del giudice Piero Sandulli, presidente della Corte federale d’appello del processo sportivo, sono forse la più chiara chiave di lettura della scombiccherata sentenza di tale Corte.

E’ allucinante e diseducativo confondere il Mondiale vinto, un po’ per orgoglio e rabbiosa reazione e un po’ per fortuna, dagli atleti della nazionale, con la situazione del calcio italiano e delle sue vergognose pratiche ed istituzioni. Così come è allucinante affermare che il calcio “ha saputo emendare se stesso”. Ma quando, ma come, ma dove? Se ha reagito compatto negando l’evidenza; se non ha fatto una parola di autocritica (salvo la Juventus nella fase iniziale, ma che ha subito corretto la sua linea dopo essere stata criticata per eccesso di ragionevolezza e di senso di responsabilità, venendo, forse, anche per questo “giustamente” punita molto più gravemente degli altri, come capita, quasi sempre, in Italia, ai soggetti responsabili ed equilibrati); se si è affrettato ad affermare, in tutte le possibili sedi, che tutto va bene madama la marchesa, e che l’unica cosa che interessa è ricominciare, il più rapidamente possibile, come prima, come se nulla fosse.
La seconda chiave di lettura è data dal tema affiorato in vari momenti del dibattito da chi affermava, sorpreso e addolorato, che una sentenza severa avrebbe penalizzato patrimonialmente le società. Ma c’era dunque chi pensava che fosse possibile una sanzione che non facesse male patrimonialmente? Ma non è proprio il ritorno ad un’economia sana l’obiettivo di fondo della riforma del calcio? E come si raggiunge un’economia sana senza correggere i valori ed i redditi del calcio gonfiati dalla televisione e dalla corruzione. E come si può fare questa correzione senza fare del male patrimonialmente?
La sentenza di primo grado era, forse, esageratamente severa; ma quella d’appello è manifestamente squilibrata, sgangherata, politica e strumentale. Ma è stato, certamente, sbagliato pensare che questa sentenza potesse rappresentare la riforma del calcio. E’ questo un grande equivoco nel quale gran parte dell’opinione pubblica è stata trascinata da molti dei commentatori. Questa sentenza doveva solo giudicare i presunti specifici illeciti sportivi relativi alla manipolazione degli arbitri, se provati. Le responsabilità più gravi e più generali dei dirigenti del calcio sono di diversa natura e non vengono certamente meno per il fatto che gli stessi vengono assolti dagli specifici addebiti a loro carico in questa specifica procedura.
Ad esempio, sul piano politico, istituzionale manageriale Carraro, insieme ai vertici della Federazione e del Coni, è uno dei massimi responsabili dello stato deprimente in cui si trascina il calcio italiano. Ma non si tratta di responsabilità da illecito sportivo ma da incompetenza manageriale e mancanza di spina dorsale (che non sono illeciti). E il fatto che, in pratica, sia stato assolto dal presunto illecito, nulla toglie alla sua grandissima responsabilità come dirigente del calcio italiano. Il Milan, Galliani e Berlusconi, con l’incredibile conflitto di interessi che hanno incarnato tra calcio di club, calcio di Lega, televisioni, politica, sono tra i maggiori responsabili dello stato confusionale in cui si trovano i club calcistici italiani. E tali restano anche se la sentenza sui presunti illeciti sportivi relativi alla manipolazione degli arbitri li manda quasi esenti da responsabilità specifiche su questa vicenda.
Perciò la necessità di riformare le istituzioni del calcio (federazione, lega, club, finanza ed economia delle squadre, arbitri) resta immutata. Eppure qualcosa è cambiato in peggio. La sentenza severa di primo grado (magari un po’ ingiusta ed esagerata) rappresentava uno stimolo più forte a realizzare questo processo. La sentenza combinata ed a “tarallucci e vino” di secondo grado (salvo il caso Juventus che verrà aggiustato nei passaggi successivi) è ugualmente ingiusta, e anche alla luce delle argomentazioni sviluppate in relazione alla stessa come le allucinanti dichiarazioni del giudice Sandulli, rende il processo di aggiustamento meno probabile, meno credibile, meno sostenuto dai vari settori interessati e dall’opinione pubblica. Ancora una volta è dimostrata la grande verità e saggezza della riflessione che, tanti anni fa il ministro belga Henry Spaak rivolse agli italiani: “voi italiani volete le cose, ma non volete mai le conseguenze di ciò che volete”.
Così ci piacerebbe un calcio più serio e affidabile, ma non vogliamo pagare il prezzo necessario per raggiungerlo. D’altra parte, per fortuna, il calcio si è già emendato da se stesso. Parola di Piero Sandulli.

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