Ettore Pagano torna con Massimo Spada in un recital dedicato al Novecento meno esplorato. Dal lirismo romantico di Rachmaninov all’audacia di Schnittke, Ligeti e Martinu, il violoncello Ongaro del 1777 esplora delicatezza, eleganza e drammaticità in un dialogo intenso con il pianoforte, nella rassegna “La musica da camera dal barocco al contemporaneo” dell’Accademia Filarmonica Romana. Un’occasione per riscoprire tesori sonori del secolo breve.
Il violoncellista Ettore Pagano e il pianista Massimo Spada in concerto al teatro Argentina di Roma il 19 febbraio 2026
Abbracciato dalle preziose decorazioni e dalla bellezza aulica del Teatro Argentina, il giovane violoncellista romano Ettore Pagano, Premio Abbiati 2025 per le sue straordinarie esecuzioni, il 19 febbraio ha regalato un recital coinvolgente, intenso e profondo che ha rapito l’attenzione del pubblico sin dalle prime note. Accompagnato dal talento cristallino del pianista Massimo Spada, Pagano ha condotto lo spettatore, assieme al violoncello Ongaro, capolavoro veneziano del 1777, in un viaggio onirico nei suoni di un Novecento lontano dai sentieri più classici e consueti. A soli 22 anni, Pagano è già Cavaliere della Repubblica per meriti artistici, vincitore del Classeek Award agli International Classical Music Awards e habitué dei palchi internazionali più prestigiosi. Il suo ritorno all’Accademia Filarmonica Romana, che lo accolse da adolescente promessa, rappresenta il coronamento di un percorso di folgorante maturità artistica, segnato da una crescita costante e da un legame profondo con l’istituzione.
I due artisti condividono una passione autentica per il repertorio meno esplorato e così hanno proposto un programma di grande fascino: dalla Sonata op. 19 di Rachmaninov, intrisa di romanticismo slavo, alle innovazioni visionarie di Alfred Schnittke; dalle atmosfere eteree di György Ligeti fino alle vivaci variazioni di Bohuslav Martinu. Il violoncello ha dialogato col pianoforte o si è elevato in assolo, rivelando di volta in volta robustezza e raffinata eleganza, virtuosismo e poesia. Il pubblico, incantato dalle capacità degli interpreti di trasmettere emozioni intense con gesti tanto difficili quanto perfetti, ha tributato applausi calorosi e prolungati.
Gli artisti hanno infine concesso diversi bis dopo la conclusione del programma, prolungando così l’emozione della serata e confermando l’impatto profondo di un’esecuzione che unisce giovinezza, tecnica impeccabile e sensibilità rara. Un’esperienza che ha elevato lo spirito in un percorso tra passato e presente, nella magnificenza di un Novecento finalmente riscoperto e rivissuto con intensità.



