La statua bronzea di Nettuno, scolpita nel III secolo e riemersa dalle acque del Rodano, viene esposta al museo di scultura antica Giovanni Barracco di Roma fino al 7 giugno 2026. Ponte culturale e storico tra la Lione antica e la Capitale eterna, l’opera in mostra rappresenta un’occasione unica per immergersi nella magia dei secoli.
Un evento di straordinaria importanza avvolge Roma in un’aura di mistero e maestà. Fino al 7 giugno 2026, la sala al piano terra dello splendido edificio rinascimentale tra Campo De’ Fiori e Piazza Navona, accoglie un ospite leggendario: la grande statua bronzea di Nettuno, proveniente dall’antica Lugdunum, odierna Lione, per la prima volta esposta nella Città Eterna. Quest’opera imponente, tra le più significative dell’arte romana in Gallia, emerge come ponte tra epoche remote, invitando a immergersi nei flutti del tempo e del mito.
Rinvenuta nel 1859 nelle acque del Rodano, la scultura è la più maestosa effigie bronzea di Nettuno scoperta in Francia. Realizzata nel III secolo d.C. quasi a grandezza naturale raffigura il Dio emergente dalle onde, con capelli inanellati in “ricci bagnati” che evocano il turbine marino. Ispirata all’iconografia greca di Poseidone stringeva un tempo il tridente nella sinistra, emblema di dominio sugli abissi, e forse un delfino nella destra. La sua sede originaria era probabilmente un tempio nella capitale della Gallia Lugdunensis, metropoli delle province galliche, dove Lugdunum intrecciava commerci, culti e vita romana.
L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Métropole Grand Lyon, nasce da un accordo di scambio tra il Museo Barracco e il Museo Lugdunum-Musée et Théâtres romains, in occasione del cinquantesimo anniversario di quest’ultimo. In parallelo, capolavori del Barracco illuminano a Lione la mostra “C’est canon. L’art chez les Romains”, tessendo un dialogo tra due cuori dell’antichità.
Il Museo Barracco, autentico scrigno d’arte e bellezza con reperti che narrano i millenni dai Sumeri al Medioevo, ha vissuto una recente rinascita: la sala al piano terra ora è dedicata alle mostre temporanee mentre una nuova area di accoglienza facilita il flusso dei visitatori. Pannelli didattici e segnaletica rinnovata poi guidano il visitatore nel suo percorso. L’esposizione è un invito a gettarsi nell’avventura e nel sogno della bellezza eterna che narra di Dei, imperi e acque impetuose.
Roma e Lione si stringono così in un abbraccio che vive nei millenni; conoscenza e bellezza inesauribili come le acque che custodirono il dio. Un’opportunità unica per viaggiare in un tempo lontano che tuttavia vive nel presente, palpitante di magia e mito.