Materia e anima, l’arte di Pablo Atchugarry

Dal 19 maggio al 21 giugno 2026 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita “Pablo Atchugarry. Scolpire la Luce”, un’esposizione che riunisce circa cinquanta opere del maestro uruguaiano, italiano d’adozione. Attraverso marmi di Carrara, legni di ulivo e bronzi, Atchugarry trasforma la materia in forme che evocano fiori che sbocciano e pieghe che ricordano il divenire del corpo umano, celebrando il legame profondo tra arte e natura. Sensibile alla salvaguardia dell’ambiente, ha piantato oltre 17 mila alberi nella sua terra natale e attraverso il suo lavoro educa i giovani all’amore per l’arte e al rispetto della natura. In occasione della mostra ha donato al museo l’opera “Splendore”, mentre quattro delle sue sculture dialogano con i grandi maestri del Novecento.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma si accende di luce con le opere di Pablo Atchugarry, un artista che sente profondamente il legame tra arte e natura: da anni infatti egli porta avanti il progetto Tierra Garzón, dove ha piantato oltre 17 mila alberi e piante autoctone, creando un rifugio di biodiversità. Attraverso il suo lavoro insegna poi ai giovani che il sapere e la creatività non possono dimenticare la necessità di preservare l’ambiente.

La mostra riunisce circa cinquanta opere: accanto ai celebri marmi solcati da fenditure che catturano la luce, dialogano pezzi in legno ricavati da antichi tronchi di ulivo, alabastro, bronzi smaltati e acciai che si confrontano con lo spazio aperto. Le forme evolvono così in suggestioni arboree, fiamme pietrificate, panneggi sospesi, colonne che sembrano tendere verso il cielo, invitando lo sguardo a sollevarsi. Particolarmente interessante è l’inserimento di quattro sculture in dialogo vivo con maestri come Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. In occasione della mostra, poi, l’artista ha donato al museo l’opera Splendore (2026), marmo di Carrara concepito per entrare a far parte della collezione permanente del museo.

Come sottolinea la direttrice Renata Cristina Mazzantini, nelle sculture di Atchugarry “la durezza del marmo si ammorbidisce” in un gioco di luci e ombre che dona rigore e levità insieme. Il curatore Gabriele Simongini invita invece a sollevare il viso verso quella “luce originaria” che le opere emanano, cariche di un dinamismo che le fa quasi sbocciare nello spazio. “Scolpire la Luce” offre quindi un rifugio di bellezza e spiritualità in cui Pablo Atchugarry ci insegna nuovamente a vedere, attraverso la materia più nobile, il mistero luminoso che abita ogni cosa.