Randall Goosby, viaggio di armonie in musica tra America ed Europa

Emozioni sonore si abbracciano tra le due sponde dell’Atlantico, rivelandosi al pubblico del Teatro Argentina grazie all’Accademia Filarmonica Romana e all’arte prodigiosa del giovane violinista americano Randall Goosby e del pianista Zhu Wang. Il 23 aprile la storica sala nel cuore della Capitale accoglie lo spettatore con un programma pensato per offrire un panorama ampio ed evocativo tra Ottocento e Novecento, ma soprattutto un’onda di emozioni all’insegna della bellezza che unisce. 

I giovani musicisti Randall Goosby e Zhu Wang in concerto a Roma, al Teatro Argentina, il 23 aprile

Nel repertorio che ha animato la serata del 23 aprile al Teatro Argentina per il concerto del violinista Randall Goosby e del pianista Zhu Wang, vive il romanticismo dell’Ottocento e delle prime atmosfere del Novecento in un percorso ricco di suggestioni ed emozioni. Pagine che meritano di essere conosciute nell’incontro di stili e sfaccettature culturali che fondendosi danno luce alla purezza infinita della musica.

Dai pezzi di Antonín Dvořák, pervasi dal calore delle campagne boeme, alle sonate per violino e pianoforte di Beethoven e di Debussy, fino alla meravigliosa Romance di Amy Beach, un brano evocativo e coinvolgente capace di toccare l’animo dell’ascoltatore. E poi i Southland Sketches di Harry T. Burleigh, melodie che evocano gli spirituals e la tradizione profonda degli Stati del sud, con la loro vitalità e la loro nostalgia. Senza dimenticare, infine, i generosi bis concessi dai due grandi artisti e accolti dal pubblico con favore e lunghi applausi: da Nicolò Paganini a William Graham Still Gamin, per finire con Manuel Ponce e la sua piccola stella, Estrellita.

Il percorso delineato da Randall Goosby e Zhu Wang unisce origini diverse in un’armonia straordinaria. Un meccanismo sublime grazie al quale la luce dell’arte illumina tempi talvolta bui, di guerra e sofferenza. Come quelli in cui Claude Debussy creò la sua sonata leggera e fantastica, presentata proprio nella serata dell’Argentina, di fatto la sua ultima grande opera prima della morte: la Prima guerra mondiale. Tempi che sembrano volersi drammaticamente ripetere oggi. E quindi è ora il momento in cui la meraviglia dell’arte deve essere uno scudo e un’arma delicata che contrasti l’oblio e la distruzione. 

Serate come quella del 23 aprile a Roma sono un antidoto e un ricostituente, per scoprire il bisogno di bellezza e di luce. Come in un paesaggio prezioso in cui gli strumenti musicali offrono a chi ascolta momenti di riconciliazione. Nel fluttuare delle note si ritrova qualcosa di familiare che non deve essere perduto: la capacità dell’arte di unire e creare concordia.