PEOPLE PLACES & THINGS, il testo di Mcmillan in scena all’Ambra Jovinelli con la regia di Pierfrancesco Favino

“Io sono un gabbiano….” dice Emma in scena, barcollando da un parte all’altra del palcoscenico, lucida della sua mancanza di lucidità, triste e poi irosa come in una lotta a mani nude contro se stessa.

People places & things in scena al teatro Ambra Jovinelli dal 4 al 15 marzo, per la regia di Pierfrancesco Favino, porta a Roma il racconto del drammaturgo inglese Duncan Macmillan.

Lo spettacolo si inerpica con una cruda leggerezza nel tortuoso percorso di disintossicazione di una giovane attrice, una tossicodipendente. Anna Ferzetti nei panni della protagonista esalta l’irragionevole convinzione del “io lo so controllare, devo solo darmi una ripulita”. Le sue frasi rimbombano come in una cassa di risonanza, le sue parole piene di rifiuto all’inizio sgomitano nel metodo imposto dalla struttura. Chi è davvero Emma? E’ davvero la Nina di Checov o forse è solo una disperata all’ultimo stadio, una di quelle per cui ormai non c’è più rimedio, una di quelle che ha deciso di uccidersi lasciandosi prosciugare?

Lo spettacolo incarna perfettamente, esempio ne è la rappresentazione della crisi d’astinenza, la forza dirompente di tutte quelle colorate, intriganti pillole, polveri o acque che fanno la realtà più semplice e ammaliante di quello è. Le relazioni in tutte le loro sfaccettature diventano psichedeliche e facili da gestire, laddove la persona perde vigore e si abbandona ad un’oscurità che sembra brillare.

@photo Enrico De Luigi

“Questo testo ci dice tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro” dice Favino. Quanto è dura del resto alle volte scavare nel nostro intimo, leggere le nostre ferite e soprattutto cercare di affrontarle.

Ottimi in scena Betty Pedrazzi nel ruolo della terapeuta e Thomas Trabacchi compagno di viaggio nel percorso di recupero della protagonista. People places & things è un testo per nulla leggero, alle volte anzi le parole pronunciate da tutti gli attori in scena appaiono urticanti, creano distanza e un costante senso di fastidio. Eppure scavano nella loro ruvidezza e incredibilmente aprono lo sguardo verso la possibilità di una ripresa… Non è una commedia certo, non è una tragedia: è piuttosto lo spaccato di una vita come tante, una di quelle che alcuni scansano e calpestano, ma che altri invece vogliono difendere. La regia ammicca alla versione originale, ma la fa propria, la interiorizza e le consente di prendere il largo. Bella la scenografia mobile e statica al tempo stesso, come se in alcuni momenti volesse sottolineare quasi una sospensione del tempo e dello spazio. Perfette le musiche. Uno di quegli spettacoli che non si possono non vedere.