Tre donne, tre artiste. Milakovic, Spernazza e Carloni

Tre donne, tre artiste. Milakovic, Spernazza e Carloni

Kristina Milakovic ci guida nell’Evasioni Art Studio di Via dei Delfini 23 a Roma, atelier che condivide con Giulia Spernazza e Alessandra Carloni. Ci mette a nostro agio e comincia a raccontarci di sé e delle sue colleghe: tre donne e tre artiste a tempo pieno.

A Kristina, che viene da Belgrado ed è cresciuta in una famiglia di artisti per poi iscrversi all’Accademia d’arte, prima a Firenze e poi a Roma, spetta, entrando, la parete destra della galleria Evasioni.

Ultimamente è passata dai bianchi e nero assoluti, che hanno costellato la sua prima produzione, agli acrilici con bitume. Osservando, notiamo infatti una netta prevalenza di marrone e di sfumature grigio-nerastre nelle quali si aprono a volte, come lampi fulminei, alcune piccole tracce di colore, magari a far risaltare un dettaglio o a creare un appiglio per l’occhio dei curiosi. Alcune opere sono più colorate ma rappresentano un’eccezione.

opera di Kristina Milakovic

opera di Kristina Milakovic

Le sue opere prediligono l’astratto, con un accenno di figurazione pur sempre presente. Sono perlopiù paesaggi, città inventate, isole di edifici appena accennati che galleggiano a mezz’aria, scorci immersi nella nebbia, o forse è caligine o magari potrebbe essere anche smog, oppure il filtro dei ricordi di luoghi suggestivi, visti un tempo e ricomparsi un tratto nella memoria dell’artista.

Kristina – ci svela – non realizza bozzetti e dipinge direttamente sulla tela. Spesso – ci dice – , le sue opere partono da una finestra affacciata sulla tela, e noi sorridiamo al pensiero di queste persiane che aprono e chiudono un mondo sospeso nel sogno.

opera di Kristina Milakovic

opera di Kristina Milakovic

Ci fa poi notare lei stessa come le capiti, perlopiù, di dividere le figurazioni in due blocchi in una stessa opera, e ci spiega che non lo sa come mai, che alcuni critici o semplici osservatori le hanno chiesto se dipendesse dalla divisione sofferta dal suo paese ai tempi della guerra, però Kristina la guerra non l’ha vista e la sua Belgrado, nella sua memoria, è un’isola felice di un passato sereno.

Eppure, nelle opere della Milakovic, le città volanti hanno sempre una linea di frattura al centro che divide nettamente destra e sinistra e presentano una divisione meno netta, ma altrettanto visibile, tra il sotto e il sopra.

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opera di Kristina Milakovic

I due lati della tela si dimostrano diametralmente opposti anche se spesso comunicanti attraverso linee orizzontali, collocate proprio nel mezzo, a congiungere due mondi altrimenti irraggiungibili. Quanto al basso e all’alto, la divisione è meno netta perché spesso la parte inferiore sembra rispecchiare quella superiore, come se si riflettesse dentro a un fiume o ad un lago di vapore che immerge l’intera figurazione. Eppure è un’illusione: la corrispondenza non è mai perfetta e, controllando accuratamente ci rendiamo conto che l’occhio inganna e la percezione di essere di fronte ad un paesaggio onirico, prodotto dell’anima, diventa più forte.

Kristina forse divide le sue opere per controllarle. E’ una donna forte che, con una figlia ancora piccola, qualche anno fa ha lasciato un contratto a tempo indeterminato e ogni tipo di certezza lavorativa per  fare un salto nel vuoto e riprendere i pennelli a tempo pieno.

Ma anche le personalità più forti hanno bisogno di certezze. Suddividere lo spazio delle sue opere forse le dà la sicurezza di poter dominare i suoi sogni, che affiorano prepotenti sui fondali bianchi delle tele. Forse… Non sa spiegarlo neanche lei, del resto, ma le cose che non si possono spiegare a volte sono più affascinanti di quelle che riusciamo a descrivere.

A fronteggiare la preponderante presenza dei marroni, dei neri e dei grigi di Kristina Milakovic, sulla parete opposta, scopriamo le opere di Giulia Spernazza, anche lei donna e artista a tempo pieno che, un giorno ha scelto di condividere la passione per l’arte con altre donne, ospitandole nell’atelier che occupava già da qualche anno.

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opera di Giulia Spernazza

 In Giulia predominano i colori della natura, quelli del mare e dei legni. Le sue opere pittoriche, realizzate con colori acrilici, vedono un’alternanza di orizzonti sovrapposti, quelli sabbiosi dai toni del beige, fino ai rasserenanti azzurri delle onde e del cielo.

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opera di Giulia Spernazza

Spesso le superfici si caricano di spessore a rendere l’opera materica, quasi a richiamo di arenili sabbiosi o di cortecce di legni di mare trasportati dallo sciabordio dell’acqua.

La produzione di Giulia ci colpisce poi per le sue piccole statuine, Anime fragili di legno, cera e resine che perpetuano il connubio uomo-ambiente e, come tante piccole Proserpine del ratto Berniniano, si affacciano nello spazio a tutto tondo per poi lasciar dipartire, dai propri corpi, rami o sottilissimi tralci.

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opera di Giulia Spernazza

Sono figure sopravvissute a tempi in cui il rapporto tra uomo e natura era più facile, cantori silenziosi di un rinnovato amore per l’aria aperta, per i boschi, la nuda terra, contraltare umano delle silenziose e quiete marine che popolano le tele della stessa Spernazza.

In fondo, invece, sulla parete centrale, quasi a sorvegliare i paesaggi di Kristina e Giulia, sognatrici di luoghi appena evocati o accennati, scorgiamo i territori dell’altrove impossibile di Alessandra Carloni, la più giovane delle tre artiste e appassionata interprete dei muri urbani con i suoi murales di Street Art.

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opera di Alessandra Carloni

Anche Alessandra ha fatto dell’arte il suo unico mestiere e, nell’atelier Evasioni Art Studio, ha allestito la sua astronave pronta a sfrecciare verso posti da sogno che sono tratteggiati come se esistessero, seppur conservando accenti favolistici.

La Carloni dipinge ad olio ma la stesura è piana, senza grandi spessori. I dettagli delle sue figurazioni sono ricchissimi e il mondo di favola che immagina sulle sue tele ci sembra di poterlo toccare, vivere, di poterci viaggiare.

Sentiamo che, se solo potessimo salire a bordo di quegli strani marchingegni volanti che popolano le opere dell’artista, anche noi potremmo esplorare quel mondo fanciullesco e bizzarro.

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opera di Alessandra Carloni

I colori si accendono a tratti squillanti e vivaci, diversissimi quindi da quelli scuri di Kristina o da quelli di Giulia, sempre legati alla natura.

Nello spazio di Alessandra prendono vita strane navi volanti, mongolfiere con a bordo passeggeri senza tempo e senza età, avventurieri in cerca di una storia. Scale, alberi, fari altissimi, velivoli librati a mezz’aria, ponti oppure case sospese su palafitte.

Dovunque in Alessandra è vertigine, movimento, voglia di indagare fiabescamente lo spazio.

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opera di Alessandra Carloni

Per ogni quadro della Carloni potrebbe essere inventata una favola e, guardandoli, ce la sentiamo proprio lì, sulla punta della lingua, per poterla raccontare ai nostri bimbi o anche a noi stessi che non finiremo mai di sentirci piccoli di fronte all’impero dell’immaginazione e alle potenzialità affabulatorie dell’arte di questa giovane donna e delle sue abili amiche e colleghe.

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