Tango di risate e gelosia tra le quinte de’ Servi

Tango di risate e gelosia tra le quinte de’ Servi

La gelosia è un tutt’uno con l’amore? E fino a che punto è lecita? E’ legata alle insicurezze oppure è una forma tribale di possesso? Tutte queste domande si tramutano in risate sul palco del Teatro de’ Servi di Roma dal 29 novembre al 18 dicembre con Amore non essere geloso, brillante commedia tratta dal testo di Andrea Zanacchi per la regia di Marco Semeoli che vede l’abile interpretazione della Compagnia Velluto Rosso con gli strepitosi Manuela Bisanti, Daniele Derogatis, Giampaolo Filauro ed Elena Mazza.

Due appartamenti divisi da una linea immaginaria di confine, che a volte gli attori scavalcano facendosi appositamente burla della finzione scenica, e due coppie sposate che li abitano: da una parte Lucio e Anna e dall’altra Peppe e Cinzia, amici tra di loro.

I colori predominanti sono il rosso e il nero, l’eros e il thanatos, l’amore e la morte: i colori della passione e dell’ira, scaturita dalla gelosia, ed è proprio di passione e gelosie che parla questa storia animata a ritmo di tango e scandita da una voce fuori-campo che si presta ad una lettura scientifica delle gags irrazionali che si scatenano tra le quinte.

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Se Lucio è un sedicente intellettuale parecchio ipocondriaco e legato alla routine, Peppe invece è appassionato di fanta-calcio e pigro per vocazione: in comune però hanno la loro amicizia e la gelosia ossessiva per le loro mogli che nessuno dei due sembra disposto a confessare nemmeno quando trapela apertamente dilagando in equivoci, litigi e stati depressivi.

Dall’altra parte della barricata di genere ci sono le loro compagne. Anna è un’ex-figlia dei fiori, sportiva e salutista, mentre Cinzia, pianificatrice e organizzata, non perde la freschezza di chi ama il ballo. Tutte e due si mostrano insofferenti di fronte alla gelosia cronica dei loro mariti e, pur amandoli, vorrebbero ottenere qualche spazio in più di autonomia, maggior fiducia e il rispetto della propria individualità personale.

Queste donne che si battono per la loro libertà e per una visione più aperta della vita e delle dinamiche di coppia però, all’occorrenza, potrebbero scoprire di non essere troppo dissimili dai loro mariti, che tanto criticano, perché, in fondo, le emozioni e i sentimenti sono trasversali e non appartengono ad un genere in particolare.

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Che le donne siano più abili degli uomini a mettere un freno alla paura di perdere il partner che amano, in questo tempo scenico, è quindi tutto da dimostrare e a volte insorge il dubbio che forse, semplicemente, sappiano dissimulare meglio le proprie gelosie, finché – ad un tratto – la luce salta e, nel buio della stanza e della ragione, Cinzia e Anna si trovano a domandarsi cosa sia successo in quell’attimo di perdita di controllo sul reale.

Sul palco, tra le tante risate che animano il pubblico in sala, vanno così in scena l’amore e il senso di possesso, ed insieme, a braccetto e nemmeno troppo sotto traccia, la differenza che anima l’amicizia tra donne e quella tra uomini.

Una pièce che fa ridere e riflettere dall’inizio alla fine, assolutamente da non perdere.

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