UN PARTITO IN CERCA DI IDENTITA’. LETTERE APERTE A DARIO FRANCESCHINI – 1. GINO CUGLIANDRO

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(26.4.2009) Cominciamo con quello del titolare di un blog "fratello", controinformoperdiletto, una serie di interventi critici sulle prospettive del Partito Democratico, che abbiamo deciso di pubblicare per contribuire, per quanto ci è possibile, a un chiarimento all'interno del maggior partito di opposizione in vista della fase cruciale per il nostro Paese rappresentata dal prossimo appuntamento elettorale. Gino Cugliandro si definisce nel suo blog un'anima in pena senza nè arte nè parte, sarà davvero così? Certamente no, anche se "anime in pena" per il Pd lo siamo indubbiamente un po' tutti. A cominciare probabilmente dai suoi stessi responsabili.

 
Caro Franceschini,
chi ti scrive non è mai stato comunista, ma è sempre stato in quella non meglio definita area di sinistra che faticava a riconoscersi nelle ideologie di tipo quasi ecclesiale che la dominavano. I nostri fratelli maggiori avevano fatto il 68 e il 77, i nostri fratelli minori avrebbero fatto il riflusso. Noi siamo stati radicali, verdi, e poi abbiamo cominciato ad avvicinarci al partito rosso man mano che sbiadiva, contenti della scomparsa della parola nel nome, si, contenti. Sono quello che si diceva un uomo di mezza età, quando gli uomini della mia età si appantofolavano davanti alla tv. Oggi davanti alla tv e peggio ai vari amici e grandi fratelli ci stanno i ragazzi, ed è più triste. Ma oggi i ragazzi sono pochi, davvero marginali. Noi eravamo talmente tanti in classe alle elementari che c'erano i turni pomeridiani e le classi differenziate. Tanti per strada che eravamo più noi che le macchine e se qualcuna voleva passare da una piazza mentre noi ci giocavamo a pallone la guardavamo male come se l'abusiva sull'asfalto fosse lei. Tanti ad affacciarci al mondo del lavoro che un'intera classe politica nacque e prosperò indicendo megaconcorsi per disinnescare la bomba sociale che rappresentavamo, memori di quello che avevano fatto i nostri fratelli maggiori pur essendo meno numerosi di noi.

Insomma, caro leader del partito che non c'è,
noi siamo il tuo target. Nella curva a campana del serbatoio dove dovresti andare a prendere i voti, al centro dove il valore dell'asse delle ordinate è più alto e la curva punta all'insù, e la popolazione è quindi più cicciotta, ci siamo noi. Noi che abbiamo creduto che un pugno di magistrati potesse liberare l'anima vera della nazione da una cricca di delinquenti, e questa descrizione si può applicare a due vicende diverse se parliamo di politica e di mafia come di due cose distinte, con due diverse conclusioni, una tragica e una comica, le stragi e il berlusconismo. E poi ci siamo arresi all'evidenza che no, che l'anima vera della nazione è il vero motore del berlusconismo come lo è stata del craxismo e prima ancora del fascismo, e che berlusconi non è un cancro ma un vero campione dell'italianità.

Scrivo a Contrappunti perchè dalle vostre pagine si sono levate alcune delle poche voci fuori dal coro al momento della nascita del pd, che dicevano che la scelta era sbagliata per tempi e modi e si sarebbe rivelata fallimentare come in effetti è stato mentre tutti inneggiavano al nuovo vento della politica, da sinistra con malriposte speranze e da destra con benriposta malafede poggiata su autentica conoscenza della materia. Quella che manca a voi, evidentemente. Ma tant'è, il partito c'è e forse oggi tornare indietro sarebbe ancora peggio che andare avanti, e allora cerco di fare la mia parte elencadoti quelle poche cose che secondo me dovreste fare per tentare di accaparrarvi quote significative di quel target che io rappresento, smettendovi invece di preoccuparvi di target che comunque non potete raggiungere come gli evasori fiscali e gli integralisti cattolici, e magari cominciando a pensare al target consistente che tra pochi anni prenderà corpo nella seconda generazione degli immigrati, quelli che già oggi sono quasi maggioranza tra i bambini delle scuole.
Ecco allora cosa dovreste fare, secondo il mio modestissimo avviso:

  • cacciare dal partito tutti quelli che non condividono l'idea di uno stato laico che non venga condizionato dalla chiesa e dalla sua morale: saranno più i voti che guadagni che quelli che perdi, fidati;
  • chiamare alla militanza, invece, tutto il mondo del cattolicesimo sociale, che non poteva mischiarsi con il pci-pds-ds ma odia il berlusconismo e può certamente impegnarsi e con un ruolo crescente nel pd, in attesa che lo spirito del concilio vaticano ii torni a ispirare la chiesa tutta (Ratzinger non è un ragazzino…);
  • riaprire a sinistra, per riprendersi i voti di quelli che finchè ci sarà un Rutelli o una Binetti di mezzo spreca il voto per uno dei rivoli fuori quorum oppure non vota affatto (un buon 5% si recupera, da quelle parti, almeno…);
  • se non è tardi, puntare a rinviare il referendum elettorale al prossimo anno (cioè, non cascare nella ennesima trappola di accettare l'assurdo 21 giugno in nome di chissà quale bon ton da opposizione responsabile) e in questi dodici mesi rifare la linea politica, tentare in tutti i modi di reintrodurre il maggioritario (unico ambiente in cui il partito unico ha senso, cosa che sanno pure a casa pdl ma non praticano per paura che la lega faccia cadere il governo, ma questo se permetti è un buon motivo per insistere…), e se non ci si riesce preparare una campagna referendaria coi fiocchi per il maggio 2010;
  • se è tardi, disinteressarsi totalmente delle europee e mobilitare tutto il proprio elettorato per andare al mare il 7 e il 14 e restare in città il 21 giugno per andare a votare al referendum elettorale, che non è una panacea ma almeno corregge alcuni degli aspetti più distorti della attuale antidemocratica legge elettorale.

L'ultimo punto è anche il più urgente.
Se non si raggiunge il quorum Berlusconi dirà che il popolo ha ratificato questa legge e proseguirà nello svuotamento delle istituzioni democratiche fino al "voto dei capigruppo" che è ne il naturale sbocco logico. Poi parliamo pure di questioncine come energia ambiente e politica economica, in cui però basterebbe che copiaste il programma dal partito americano da cui avete copiato il nome. La cui vicenda dimostra che se si ha coraggio si può cambiare, invertire il trend, e addirittura arrivare a risultati clamorosi come eleggere presidente un afro-americano che fino a pochi anni fa manco era in politica. Se invece si resta pavidi a difendere gli orticelli di casa, come il vostro partito fa da ancora prima di nascere, fate prima a sciogliervi, almeno così scombinate il quadro politico e poi vediamo che succede…
Gino Cugliandro

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