Un film in cui la Corea innevata si svela

Un inverno in Corea con la regia di Koya Kamura, è distribuito da Wanted Cinema ed esce al cinema l’11 dicembre 2025.

Tratto dal romanzo «WINTER IN SOKCHO» di Elisa SHUA DUSAPIN, nata dalla collaborazione tra Francia e Corea del Sud, questa splendida pellicola, in un’ora e quaranta minuti, ci trasporta in un’atmosfera insolita e lontana dallo stile occidentale in cui è tutto detto, tutto mostrato, lasciando poco spazio allo spettatore per interpretare i silenzi che spesso dicono tanto di più delle parole.

La vita della 25enne Soo-Ha, interpretata da Bella Kim, studentessa di letteratura e cuoca presso una vecchia pensione per turisti, scorre attraverso una routine dentro la quale la ragazza si trova intrappolata senza sapere bene da quanto e per quale motivo. Persino il rapporto con il suo fidanzato non sembra darle più alcuna emozione. Tutto è attutito da questo lungo e freddo inverno innevato in questo borgo di pescatori ben lontano dalla frenesia della città di Seoul. E mentre il suo fidanzato coltiva il sogno di trasferirsi in città e diventare un modello, lei non sembra essere animata da alcuna ambizione. Il silenzio di Sokcho viene interrotto dall’arrivo alla pensione di un famoso ma schivo illustratore francese di nome Yan Kerrand, interpretato da Roschdy Zem.

È un incontro che si rivela molto importante per Soo – Ha perché risveglia in lei domande sulla sua identità e su suo padre: un marinaio francese che non ha mai conosciuto, perché tornato in Francia prima che lei nascesse. Tra i due nasce un dialogo a tratti difficile ma molto profondo che li porta a condividere cibo, passione per il disegno e che permette alla ragazza di risvegliarsi dal torpore in cui era caduta e di riprendere in mano la propria vita iniziando a capire e a considerare sogni e aspirazioni. Il piccolo borgo di pescatori in cui il film è ambientato, le inquadrature e la fotografia essenziali, le parole e gli sguardi semplici degli attori di questa pellicola, ci invitano a una fruizione lenta, sospesa, che ci fa apprezzare ogni minuto passato in sala.

Questo film solleva degli interrogativi ai quali non pretende di dare delle risposte univoche, non avremo un lieto fine ben confezionato all’uscita dalla sala ma tanti argomenti sui quali poter riflettere e, soprattutto, torneremo a casa con gli occhi e il cuore pieni di tutta la bellezza legata alla cultura orientale tanto lontana da noi ma anche tanto delicata e preziosa.