Nessuno potrà conoscere tutto della tua vita. Nemmeno tu, come nessuno potrà conoscere tutte le versioni di questo testo, nemmeno andandolo a vedere cento volte. Infatti, che direzione prenderà lo spettacolo lo decide proprio lo spettatore, chiamato attivamente a partecipare a dei giochi che faranno si che, negli snodi drammaturgici più importanti, il racconto prenda una piega piuttosto di un’altra. Age is a feeling ha debuttato ieri al Teatro Argot Studio di Roma e sarà in scena anche oggi alle 17:30.
Il testo originale è di Haley McGee, tradotto da Marta Finocchiaro, prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno, diretto da Marcello Cotugno e interpretato da Arianna Cremona che ci accoglie al Teatro Argot Studio di Roma arredato però come fosse la sua camera: un tappeto circolare arancione, una sedia di legno, una scatola di cartone e intorno a lei pochi ed essenziali elementi illuminotecnici, in particolare un sagomatore che lei stessa sposta e manovra, sia nell’intensità che nei colori, a seconda di quale parte del palco le serve illuminare per raccontarci la sua (la nostra) vita.

Arianna ci parla, ma per davvero, in modo diretto, guardandoci negli occhi. Ci mette a nostro agio tanto che ci dimentichiamo di essere in un teatro e ci sentiamo un po’ tutti nella nostra di stanza, quella di quando eravamo giovani. Questo clima intimo che l’attrice riesce a creare fin da subito fa si che il pubblico si fidi e decida di giocare e intervenire, lì dove interpellato, per guidare l’andamento della storia. L’argomento del monologo, apparentemente, può sembrarci semplice e innocuo: la vita di una ragazza dai 25 anni fino alla sua morte. Eppure ci sentiamo immediatamente coinvolti e non potrebbe essere altrimenti perché quanti di noi possono dire di non essersi confrontati con la perdita improvvisa o annunciata di un genitore, con il count down della società che ci vorrebbe sistemati entro massimo i trentacinque anni, con la malattia, con la morte, con un vizio che può costarci la vita, con il corpo che cambia e così via? Ma c’è di più, il testo di Haley McGee sembra parlare proprio della generazione dei Millennial che ha iniziato a farsi domande e a mettere in discussione gli schemi che la generazione prima aveva ripetuto e messo in atto senza troppi dubbi e problemi. La regia di Marcello Cotugno regola, senza snaturarlo, il racconto che potrebbe diventare un fiume in piena e uscire fuori dagli argini. Ancora una volta i meccanismi registici sono a servizio della narrazione fondendosi perfettamente con l’indole creativa dell’interprete. Age is a feeling è un racconto semplice ma fatto con il cuore e l’artigianalità del teatro di una volta.