UNA MOSTRA DA NON PERDERE LE FOTO DI DONNE INDIANE DI LAURA SALVINELLI A PALAZZO INCONTRO A ROMA

(6.1.09) Definire ritratti quelli, bellissimi, fatti alle donne dell'India da Laura Salvinelli, ed esposti in questi giorni a Roma, è riduttivo. Non sono  in senso stretto ritratti ma, come lei stessa ama chiamarli, “reportraits”, ossia un’unione tra reportage e portrait. Ritratti – tutti rigorosamente in bianco e nero – che raccontano storie di donne che vivono e lavorano in quel grande sub-continente in cui tuttora, nonostante i grandi e spesso sopravvalutati progressi industriali, la maggioranza vive ancora con meno di un dollaro al giorno. Ritratti intensi di donne spesso bellissime, quasi sempre poverissime, che si offrono all'obiettivo con grande dignità e non sembrano mai chiedere aiuto ma solo rispetto.  Le  immagini esposte in questa mostra sono una finestra aperta su una realtà più ampia, e per noi intrigante, di cui il soggetto è parte. Fanno venire voglia di lasciare quello che stiamo facendo in questo nostro mondo e prenotare un volo per accostarci anche noi – per capirne qualcosa di più – a quella realtà così lontana, insieme spaventosa e affascinante. Nella quale, però, resteremmo sempre degli intrusi. La mostra, promossa dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma, è visitabile gratuitamente fino al 18 gennaio a Palazzo Incontro in Via dei Prefetti 22, a Roma.

Un sodalizio artistico e forse ancor più esperienziale è quello che unisce Laura Salvinelli, autrice dei ritratti in esposizione in questi giorni a Palazzo Incontro a Roma, e  Mariella Gramaglia, scrittrice, comunicatrice, donna politica, che ha corredato con le sue didascalie i ritratti di Laura, mentre quest'ultima ha a sua volta illustrato con le sue foto il libro – dal titolo “Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo” – recentemente pubblicato da Gramaglia presso l'editore Donzelli.
Laura Salvinelli, che lavora come ritrattista dal 1981, dal 1989 si è recata regolarmente in Asia e Africa realizzando reportage per l’editoria e negli ultimi anni ha iniziato una stretta collaborazione con alcune associazioni umanitarie, raccogliendo e pubblicando le storie delle persone da lei ritratte. Tra le mostre più recenti: “La cura” (2004) sulla ricostruzione dell’Afghanistan; “Sulla Prima Nobile Verità. Ritratti di guerra, esilio e rinuncia” (2005) realizzata nel continente asiatico; “Congo Reportraits” (2007), immagini dalla Repubblica Democratica del Congo.
Dal canto suo Mariella Gramaglia,  dopo un lungo impegno nel femminismo, nella politica italiana e nelle istituzioni, si è dimessa dall'incarico di assessore alla comunicazione nella Giunta Veltroni per dedicarsi a progetti di solidarietà e  promozione dei diritti umani in India in collaborazione con il locale sindacato femminile, Sewa, la più grande organizzazione di donne lavoratrici del mondo.
Ed è appunto in India che i percorsi di Laura Salvinelli e Mariella Gramaglia si sono incrociati con l'obiettivo di dare insieme visibilità a Sewa e allo straordinario lavoro della sua fondatrice Ela Bhatt, la rivoluzionaria, non-violenta erede di Gandhi.
L’importanza di Sewa si basa sull’empowerment delle sue iscritte, sia come lavoratrici che come donne: oltre che sindacato è di fatto anche un grande movimento di liberazione della donna. Fondamentale è, in questo quadro, la costruzione di una leadership femminile autonoma. Con la fondazione della sua banca nel 1974 Sewa ha inventato il microcredito due anni prima della Grameen Bank del bengalese Muhammad Yunus. Due istituzioni che hanno rivoluzionato il concetto di credito bancario aprendolo anche a chi non ha garanzie da offrire e rendendo più degna la vita di milioni di esseri umani in un contesto di grande e persistente povertà.

In effetti è oggi tanto di moda il ritratto dell'India come paese emergente spesso accostato all'altro gigante asiatico, la Cina, in un nuovo potente conglomerato geo-politico – la “Cindia” – che si espande a ritmi di crescita a due cifre. L'India di Bollywood che fa ormai concorrenza all'impero americano del cinema, l'India patria di giovani manager informatici emuli di Gates, l'India potenza nucleare.
Tutto vero, certo.  Ma l'entusiasmo dei media nell'accreditare l'immagine di una nazione ormai entrata nella ristretta cerchia delle società industrializzate sta facendo passare in secondo piano quella che è tuttora la tragica realtà di questo sub-continente: i cinquecento milioni di persone senz'acqua – tra cui i senza casta alla cui difesa si è dedicata la grande scrittrice Arhundati Roy – gli ottocento milioni che vivono con un dollaro al giorno, l'analfabetismo femminile di poco inferiore al 50%, i 93 lavoratori su 100 che appartengono al settore informale, quello senza tutele né garanzie, i conflitti religiosi che sempre più si diffondono con i massacri di islamici e le reazioni altrettanto sanguinose di questi contro gli induisti (“distilla veleno una fede feroce”, come ha scritto ancora nel 1939 il nostro Montale). Il reportage fotografico di Laura Salvinelli ci offre un quadro di questa realtà focalizzato sul mondo del lavoro femminile.  

Sono ritratti di donne
delle caste inferiori indù o mussulmane che svolgono i lavori più umili: portatrici  di pesi e tiratrici di carri, arrotolatrici di stoppini per lumini votivi, cuoche, lavandaie, cameriere di case, uffici e ospedali, mungitrici di vacche e raccoglitrici dei loro escrementi, o che sopravvivono grazie ad innumerevoli altre attività occasionali svolte per strada o in casa.
Ritratti di donne che passano la giornata nelle discariche aiutandosi, per rovistare tra i rifiuti, con un bastone che termina con un uncino di ferro, alimentandosi degli avanzi che riescono a trovare e considerandosi fortunate se  dopo dieci ore di lavoro hanno recuperato quattro o cinque chili di plastica da cedere per l'equivalente di meno di un euro. Ci sono le sigaraie di bidi, le sigarette indiane per poveri, le costruttrici di braccialetti, incensi e aquiloni, levatrici, manovali, sarte, ricamatrici e stampatrici di stoffe. Ci sono i loro  bambini dagli sguardi intensi e toccanti.
Una mostra fotografica che non è solo una raccolta di immagini ma anche  un diario di vita, di ricerca, di lavoro. Una finestra su un mondo di cui  mentre festeggiamo l'anno nuovo stappando lo spumante neanche ci sogniamo l'esistenza. Eppure è là, e sarebbe un errore fingere di non saperlo.

Dove: Roma, Palazzo Incontro, via dei Prefetti 22
Quando: 19 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009
Orari: martedì – domenica dalle ore 10 alle 19.
Chiusa 6 gennaio 2008

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