Una meravigliosa stagione fallimentare
I giocatori del Bari festeggiano una vittoria con un selfie

Una meravigliosa stagione fallimentare

I giocatori del Bari festeggiano una vittoria

I giocatori del Bari festeggiano una vittoria

 

di Beppe Di Maggio

Si possono anche perdere i play off, dopo una rimonta durata 42 giornate, per due pareggi subiti per delle sviste arbitrali, ma conquistare il pubblico cinematografico (non solo barese) grazie ad un documentario che non celebra dei vincitori, ma degli splendidi perdenti: è il caso del film Una meravigliosa stagione fallimentare del regista Mario Bucci, che racconta la magnifica ed insperata cavalcata del Bari durante lo scorso campionato, una squadra passata in pochi mesi da società fallita per debiti, dopo 37 anni di gestione Matarrese, a fenomeno sui social grazie ai selfie realizzati dai giocatori principali e dalla serie di vittorie consecutive che portarono la squadra biancorossa a sfiorare la promozione in A, fermata solo dal Latina.

Oltre ai giocatori di quell’incredibile squadra, ai dirigenti (tra i quali il nuovo patron Gianluca Paparesta) figura tra i coprotagonisti del film anche il giornalista Michele Salomone che ritirato insieme al regista ed Angelozzi (ex team manager di quel Bari) a Berlino il premio come miglior documentario nell’11mm Football film festival di Berlino. “Una grande soddisfazione per tutti noi”, così ha esordito Salomone nell’intervista concessaci.

 

–I fratelli Matarrese nella loro trentennale gestione con poche luci e molte ombre, sono i protagonisti in negativo del film, che giudizio dai del loro operato? –

“Vincenzo Matarrese era più genuino rispetto ad Antonio, ma entrambi sono stati mal consigliati dai loro collaboratori. Siamo a volte entrati in rotta di collisione a causa di alcune mie domande per loro scomode, come sempre quando un giornalista fa determinate domande non preconfezionate risulta antipatico. I Matarrese hanno gestito malissimo i rapporti con i tifosi, però considerando le loro scarse risorse, dopo l’abbattimento di Punta Perotti, sono riusciti comunque a garantire 12 stagioni su 37 di serie A al Bari.
Credo che Vincenzo col tempo ci tenesse a modo suo alla squadra, da padre di famiglia all’antica ,mentre Antonio pensava maggiormente alle proprie ambizioni politico-calcistiche. Ma anni fa a Venezia quando si perse lo spareggio salvezza retrocedendo in C, erano al matrimonio di una figlia di Vincenzo. Per dire alla fine che l’attaccamento al Bari non fosse proprio da tifosi…

–Invece la gestione di Gianluca Paparesta(ex arbitro), attuale presidente della F.C. Bari dopo aver acquistato il titolo sportivo lo scorso anno che ti pare? Pensi che sia un tifoso del Bari o abbia intrapreso questa avventura per altri scopi? –

Lo sa lui i motivi che lo hanno portato a diventare presidente dei biancorossi. Secondo me farebbe bene a circondarsi di persone valide, cosa non fatta scegliendo Mangia come allenatore (poi esonerato) o il pessimo Antonelli a sostituire Angelozzi che andava confermato come direttore sportivo. Quando poi parla di “gufi” tra i giornalisti, tra cui forse il sottoscritto (sic!) assomiglia a Fascetti che parlava male di alcuni per distrarre l’attenzione dai reali problemi.
Ma crede veramente che ci sia qualche “gufo” che sia auguri che il Bari perda o giochi male? Il primo errore è stato non cercare di trattenere il difensore Polenta, un leader della squadra come si vede nel documentario. Il Bari sulla carta ha un organico da primi 8 posti ma Nicola, una brava persona, deve giocare con il 4-3-3 se vuole tentare la rimonta. Ma la magia dello scorso campionato, quello dei selfie, è irripetibile, purtroppo”.

Speriamo in un sequel della meravigliosa stagione fallimentare, ma che porti il Bari in serie A.

 

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