Una Circe enigmatica danza sulla sabbia
Rosaria Iovine in Kirkos Kirkes Kirke all'Antiquarium di Malborghetto

Una Circe enigmatica danza sulla sabbia

Poesia e gestualità si incontrano su un’isola immaginaria nel suono del mare. All’Antiquarium di Malborghetto, il 15 e 16 giugno, è andato in scena Kirkos Kirkes Kirke, versione inusuale ed immaginifica del mito di Circe, leggendaria Dea e maga dell’Odissea, nell’ambito della manifestazione culturale Teatri di Pietra 2017.

 

Rosaria Iovine in Kirkos Kirkes Kirke, in scena il 15 e 16 giugno all’Antiquarium di Malborghetto in occasione della manifestazione culturale “Teatri di Pietra 2017”

 

Un corpo umano che riproduce la voce del mare attraverso il movimento. Mani che vorticano su una coltre bianca che ricorda la sabbia e il sale, e il corpo dell’artista che si distende e si contorce rievocando gli stessi suoni del moto ondoso; talvolta docile e rassicurante, altre volte rabbioso e violento. La stessa variabilità delle emozioni e dei comportamenti umani. Kirkos Kirkes Kirke, rappresentazione del mito di Circe, mitologica divinità e incantatrice di Ulisse nell’Odissea, ha animato l’Antiquarium di Malborghetto, splendido sito archeologico di Roma nord.

La parola lascia spazio alla gestualità quindi, come se questa fosse più adeguata per l’imitazione della natura. Come se il linguaggio non fosse abbastanza, in fondo, per esprimere il ruggito delle acque o il loro placido sciabordio. Oppure i dubbi e le fragilità degli uomini. Meglio lasciare al verbo solo lo spazio necessario a lanciare enigmi, sottili divinazioni da gettare allo spettatore come sabbia nel mare. Così ci si concentra sull’ascolto dei movimenti.

Così Rosaria Iovine, autrice e protagonista dello spettacolo Kirkos Kirkes Kirke realizzato con la collaborazione di Lorenzo De Liberato e Susanna Sastro, si è cimentata con il proprio ruolo di Circe enigmatica ed ermetica tra sabbia e sale, danza e poesia. Una performance andata in scena Giovedì 15 e venerdì 16 giugno all’Antiquarium di Malborgetto, nella meravigliosa omonima area archeologica su via Flaminia.

Il sole che calava sulla campagna a nord della Capitale al momento della rappresentazione assomigliava così a quello che salutava uomini e navi appena approdate su isole favolistiche o da esse già salpate, flebili linee evanescenti all’orizzonte poco prima di essere inghiottite definitivamente dalla notte e dal nuovo viaggio. In direzione di altri approdi leggendari e altre isole metafisiche, sulle onde di quel mare che crea miti e magie e la cui poesia può rivivere anche con una danza di corpi e mani.   

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