Un festival alla barese per celebrare il Cinema
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Un festival alla barese per celebrare il Cinema

di Beppe Di Maggio
Si è tenuta a Bari la sesta edizione del Bari International Film Festival la kermesse cinematografica che rappresenta l’unico appuntamento per il capoluogo pugliese con una manifestazione dal  respiro internazionale ma soprattutto nazionale con varie retrospettive dedicate ai mostri (più o meno) sacri del  cinema di ieri ed oggi. La manifestazione nella quale tra documentari, retrospettive e film in concorso sono stati circa 400 gli eventi in programma si è svolta per un ‘intera settimana, con due retrospettive dedicate al regista Francesco Rosi, recentemente scomparso ,ed al suo collega Fritz Lang. Fuori concorso l’ultimo film interpretato da Virna Lisi, la Signora del cinema italiano, prima di morire “ Latin Lover” un omaggio forse non riuscitissimo  fu cinema italico pre berlusconismo.

Ho avuto la possibilità di vedere alcuni film interessanti, soprattutto italiani, che magari vengono ignorati dalle grandi distribuzioni come nel caso di “Noi 4”  con Milena Vukotic e Fabrizio Gifuni,  non la solita commedia paratelevisiva, ma un film dal buon ritmo narrativo che racconta le dinamiche di una famiglia italiana , dove spesso i genitori sono più insicuri dei figli. Meno originale e riuscito mi è parso “ La Foresta di Ghiaccio” che a parte le riprese tra le alpi contava la presenza del regista Emil Kusturica. Un film già presentato nelle sale e riproposto nella kermesse è  “Il nome del figlio” con Alessandro Gassman, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti, una specie di riunione di famiglia dove vengono fuori le incomprensioni ed i segreti che legano tra di loro i 5 protagonisti: qualche buon dialogo ed alcuni spunti, nel complesso un film nella media del nostro cinema semi-impegnato. Certamente l’opera prima che mi ha più colpito, pur non essendo completamente riuscita, è stata  “Più buio di mezzanotte” già presentato a Cannes, interpretato da Micaela Ramazzotti insieme all’interessante ed efebico Davide Capone in un ruolo molto difficile, ovvero il ragazzino che si prostituisce in una Catania desolante e quasi speculare alla Roma pasoliniana dei ragazzi di vita.

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