Sul discorso inaugurale di Mattarella
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Sul discorso inaugurale di Mattarella

di Enzo Russo

Un intervento del professor Russo sul discorso del nuovo Presidente della Repubblica. Come si porrà Sergio Mattarella nei confronti delle riforme che mirano a cambiare la Costituzione?

Di certo, il Presidente Mattarella ha svolto un discorso di grande spessore politico e culturale specie quando il suo pensiero va a quanti soffrono gli effetti devastanti della depressione economica dalla quale non riusciamo ad uscire a distanza di sette anni dal suo inizio. È bene ricordare i dati che il Presidente non ha citato. Tra disoccupati ed inoccupati abbiamo 7 milioni di persone senza lavoro; abbiamo oltre otto milioni di persone tra working poor e persone in povertà assoluta e relativa; in tutto, circa un quarto degli italiani. Risollevare la sorte di queste persone dovrebbe essere la priorità del governo ma non è stato così negli ultimi decenni. Per limitarci agli ultimi tre “governi del Presidente”, le misure di austerità – acriticamente fatte proprie dai governi Monti e Letta hanno causato circa un milione di disoccupati. Gli ottanta euro di Renzi sono andati a beneficiare le classi sociali con redditi medio-bassi. La misura resta criticabile proprio perché diretta alla classe media perché viola criteri generali di giustizia sociale comunemente accettati nonché la Costituzione italiana che vorrebbero la priorità assegnata alle fasce sociali più deboli. E’ positivo che il Presidente Mattarella abbia citato questo immane problema ma deve essere chiaro che affrontarlo è compito precipuo del governo. Ed è chiaro che per affrontare il problema serve innanzitutto la ripresa economica ed una politica di tutti i redditi. Serve inoltre un contesto cooperativo in cui da un lato gli imprenditori investono ed innovano , il governo programma lo sviluppo e le riforme necessarie, innova anche esso e garantisce un livello di giustizia sociale, un senso di appartenenza che massimizzi la coesione economica e sociale e, quindi, legittima il sistema. Purtroppo anche oggi, con o senza il Presidente Mattarella non mi sembra ci siano nel Paese le condizioni politiche e sociali che vadano in questa direzione.

Positivo nel discorso il continuo riferimento alla Costituzione che su questi temi (lavoro e giustizia sociale è stata sistematicamente tradita ) ma sorge un punto di domanda . Il Presidente Matterella ha giurato sulla Costituzione del 1948. Egli è custode della Costituzione, ma di quale costituzione? Quella del 1948 o di quella che Renzi sta stravolgendo con le sue insulse riforme? Quindi andare avanti con le riforme è termine ambiguo. Le riforme costituzionali di Renzi mirano a rafforzare ulteriormente il ruolo del governo assicurandogli un peso preponderante in termini di iniziativa legislativa. Il quesito è: il PdR asseconderà o contrasterà questo disegno. Il PdR è arbitro del gioco istituzionale tra i diversi poteri dello Stato ma se l’esecutivo vuole prevaricare gli altri due poteri, cosa farà il Presidente Mattarella? Staremo a vedere.
Non ultimo il passaggio sul sistema elettorale. Andare avanti con le riforme? Con che cosa anche con l’Italicum che, notoriamente, in forte contrasto con la Sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum, vuole ristabilire un maggioritario coatto che ha funzionato male per venti anni e comprime il pluralismo, essenza della democrazia, e non consente agli elettori di scegliere i loro parlamentari. Giustamente il Presidente Mattarella dice “bisogna ricostruire un rapporto vero tra cittadini e istituzioni, tra elettori e politica”. Ma l’Italicum si muove in questa direzione o si presta solo ad assicurare il massimo del potere al governo, raccogliendo una deriva tecnocratica e autoritaria in corso anche nelle istituzioni europee?
“Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia”, ha detto il Presidente Mattarella. Ma queste sono solo belle parole, di protocollo. Delle due l’una: se il PdR dovesse mettere dei paletti precisi allo stravolgimento dell’attuale Costituzione entrerebbe in forte conflitto con l’attuale governo oppure lo lascia fare e consentirebbe lo stravolgimento dell’attuale Costituzione. Staremo a vedere.
Non ultimo il neopresidente ha detto che intende sovrintendere al processo di riforme come “arbitro imparziale”, ma ha anche auspicato che i giocatori (della politica) lo aiutino con la loro correttezza. Frase molto citata ma anche abusata e deviante. Nella storia della Repubblica abbiamo visto diversi Presidenti (compreso quello uscente) che non si comportati come arbitri imparziali. È un’affermazione ambigua e, secondo me, poco convincente perché inevitabilmente c’è un trade off tra l’essere imparziale e l’essere custode della Costituzione.

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