Shahzia Sikander, realtà ed immaginazione plasmano l’anima del mondo

Shahzia Sikander, realtà ed immaginazione plasmano l’anima del mondo

Shahzia Sikander al MaxxI - particolare dell'opera Parallax

Shahzia Sikander al Maxxi – particolare dell’opera Parallax (foto Ufficio Stampa Maxxi)

 

L’arte come percorso d’identità in perenne evoluzione che nasce dal connubio tra innovazione e tradizione. Al Maxxi, Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, dal 22 giugno al 23 ottobre 2016 è protagonista l’opera di Shahzia Sikander, artista cosmopolita di orgine pakistana che vive e lavora a New York, nella mostra Ecstasy as sublime, heart as vector (L’estasi come sublime, il cuore come vettore) a cura di Hou Hanru e Anne Palopoli.

Creatività poliedrica che prende forma attraverso molteplici strumenti espressivi, dall’acquerello all’animazione digitale e al video, quella dell’artista asiatica trae ispirazione dalla tradizione delle miniature indo-persiane per poi spingersi ad indagare la realtà in tutte le sue complesse articolazioni: dalla storia alla geopolitica fino alla religione e all’individuo.

Oltre 30 le opere esposte che documentano il lavoro della Sikander dal 2000 a oggi, in un percorso pensato proprio per il museo della Capitale, che consente allo spettatore di conoscere il mondo dell’artista. Da Parallax (2013), una video animazione lunga 20 metri ispirata a un viaggio compiuto dall’artista negli Emirati Arabi, a Nemesis (2003) dove la fantasia crea un mondo sfuggente, e Pursuit Curve (2004) in cui la forma di un turbante, simbolo di razza e religione, si trasforma in farfalle o insetti. E poi, tra le altre opere, The Last Post (2010), che affronta il tema del commercio dell’oppio, e Gold Oasis (2015), una riflessione sull’epidemia di Ebola dello scorso anno.

Inesauribile curiosità per tutto ciò che riguardi il mondo, partendo dal passato per spingersi ad immaginare il futuro leggendo l’oggi attraverso il linguaggio delle identità; interpretate queste ultime non come miti cristallizzati, ma flussi in continuo sviluppo nel tempo. “Andare avanti è ripensare e essere capaci di staccarsi per esplorare qualcosa di nuovo”, dice l’artista. “L’identità non è qualcosa di dato ma un processo fluido che si sviluppa nel tempo. Considero l’identità come una curva di inseguimento, in cui realtà e invenzione sono impigliate tra loro”.

Il lavoro di Shahzia Sikander è insieme potenza e riflessione, realtà e immaginazione, un viaggio attraverso colori e ispirazioni per immergersi nel complesso mondo di un’artista sorprendente.

 

Marco Bombagi

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