Scannasurice: il capolavoro con Imma Villa in scena al Piccolo Eliseo

Scannasurice: il capolavoro con Imma Villa in scena al Piccolo Eliseo

di Federica De Sanctis

In scena al Piccolo Eliseo di Roma dall’8 al 19 marzo una straordinaria Imma Villa diretta da Carlo Cerciello.

Scannasurice, letteralmente “ammazza-topi”, è il testo che segnò nel 1982 il debutto di Enzo Moscato come autore ed interprete. Scritto dopo il drammatico terremoto che colpì Napoli nel 1980, racconta la città e i suoi abitanti attraverso la voce di una figura androgina, quasi mitologica, interpretata dalla Villa in maniera strepitosa.

La scena, opera di Roberto Crea, si apre su una griglia grigia, una parete di tumuli che rappresenta un palazzo fatiscente dei Quartieri Spagnoli di Napoli; una visione verticale del luogo in cui si svolgono i fatti che spinge però verso il “basso”, la tipica abitazione del circondario partenopeo posta al piano terra con accesso sulla strada, espressione del degrado urbanistico e sociale della città. Qui si muove il “femminiello” Scannasurice, un essere bizzarro, ironico, a tratti aggressivo, che diverte, emoziona, turba, sconvolge e rapisce il pubblico.

foto-Andrea-Falasconi

foto Andrea Falasconi

Figura tipica della tradizione partenopea, soprattutto dei quartieri popolari, il “femminiello” è un uomo che “vive” e “sente” da donna; rappresenta il terzo sesso, tollerato e integrato nel tessuto sociale. A differenza di quanto avveniva in altre città, il femminiello a Napoli è sempre stato rispettato nel suo ruolo e mostrato senza censure.

Scannasurice racconta Napoli e il suo popolo attraverso numerose storie, cambiando più volte interlocutore, rivolgendosi in alcuni momenti ai topi, in altri al pubblico, in altri ancora ad un amore immaginario. La narrazione, apparentemente sconnessa, segue invece un filo conduttore a dispetto della condizione in cui versa il narratore, fin dall’inizio dello spettacolo in evidente stato di ebrezza.

Scannasurice è un ubriacone, ma piange la sua condizione con estrema lucidità e con la stessa lucidità descrive il popolo napoletano nei confronti del quale ostenta amore e odio allo stesso tempo. Paragona i napoletani ai topi ed ipotizza l’utilizzo del curaro per eliminare gli uni e gli altri.

I racconti di Scannasurice ruotano intorno al terremoto e alla casa, intesa come edificio e come luogo simbolico, da rispettare unitamente ai suoi piccoli abitanti (topi e insetti) come comandato dalla Bella ‘Mbriana, spirito benefico simbolo del sole e del calore domestico. Il terremoto, la perdita della casa e del proprio passato rappresentano pertanto un terremoto esistenziale che si presume abbia inciso anche sull’equilibrio sessuale del narratore.

foto Tommaso Le Pera

foto Tommaso Le Pera

Accanto alle figure del femminiello e della Bella ‘Mbriana il testo di Moscato racconta la sua terra attraverso i tarocchi, i panni stesi, il muniacello e la Madonna, evocata magistralmente con un velo bianco e azzurro, con esplicito riferimento alla bandiera del Napoli.   

Imma Villa è straordinaria nel suo ruolo e mirabili risultano i costumi di Daniela Ciancio. La recitazione della Villa è intensa, energica, ritmica e musicale; l’attrice riesce a far rivivere allo spettatore un terremoto di emozioni, tenendolo col fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Azzeccatissima la scelta della regia di portare in scena un testo in lingua napoletana con un’attrice in grado di sottolineare sonorità e ritmi unici attraverso una cascata di parole e con un impatto vocale che ha reso lo spettacolo un capolavoro.

 

 

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