Salvare le apparenze vale una vita d’infelicità

Salvare le apparenze vale una vita d’infelicità

Il giorno più bello potrebbe non essere quello in cui si porta il proprio amore all’altare, specie se non c’è alcun amore. “Finché vita non ci separi, ovvero w gli sposi “, spettacolo di Gianni Clementi con la regia di Vanessa Gasbarri, in scena al teatro della Cometa dal 2 al 20 novembre, è la storia di un dono di nozze decisamente inaspettato e per molti versi poco gradito.

Alba e Cosimo, i bravissimi Giorgia Trasselli ed Enzo Casertano, sono gli amorevoli e borghesi genitori di Giuseppe, Luigi Pisani. Carabiniere di stanza in Afganistan e tornato in Patria per divenire marito della sua bella Francesca, Giuseppe è in preda al classico nervosismo da scelta definitiva, che attanaglia qualunque sposino che si rispetti.

Sembra che i problemi da affrontare in casa Mezzanotte si riducano così a banali divergenze tra prossimi consuoceri e alla scelta dibattuta di un ristorante inviso agli amanti dell’eleganza. Normali cose da matrimonio, parrebbe. Invece ciò che si cela dietro la maschera di semplice ansia da cerimonia di Giuseppe è un problema legato ad un aspetto inusuale dell’espressione “Finché morte non vi separi”. E tale dubbio si chiama Mattia, Alessandro Salvatori, un commilitone di Giuseppe.

Una commedia leggera ma non troppo in cui le molte risate si accompagnano a riflessioni sull’inaspettato che può coglierci all’improvviso. E sulla vita che spesso decide per noi anche se non lo accettiamo, pensando sia meglio andare avanti come costume vuole per poi tornare “a seguire questo”, il cuore come dice Miriam, l’hair stylist filosofa interpretata da Federica Quaglieri. Ma solo laggiù.

Perché “laggiù è lontano” e si può essere tutto ciò che si vuole.

 

Marco Bombagi

 

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