Roma respira Basquiat!
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Roma respira Basquiat!

Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con DART Chiostro Bramante e Gruppo Arthemisia insieme a Mugrabi Collection presentano fino al 2 luglio la grande mostra curata da Gianni Mercurio su Jean Michel Basquiat.

“Non penso all’arte, quando sto lavorando cerco di pensare alla vita”. Così diceva quando gli si chiedeva come lavorasse, lui che la vita l’aveva vissuta senza freni. Un artista nato, uno di quei personaggi che hanno da sempre, dentro di loro, il sacro fuoco dell’arte. Jean Michel Basquiat del resto, già fenomeno a 19 anni, ha scalato il successo con una velocità incontestabile, figlia del fulgore anni ’80 che con voracità si mostrava al mondo. Nato da una famiglia borghese haitiano-portoricana, l’artista vive da sempre difficili rapporti con entrambi i genitori, specie con il padre che si rifarà vivo solo dopo la sua morte per motivi puramente economici.

basquiat-jean-michel-early-moses-1983Le sue doti non stentano certo a farsi notare già dai tempi della scuola, quando il suo nome inizia a diffondersi in verità sotto la firma SAMO (The Same Old Shit) che riunisce lui ed il compagno graffitista Al Diaz. Il fondamentale incontro con la gallerista Annina Nosei segna negli anni ’81 – ’82 il suo primo periodo di produzione: un fermento continuo ruota intorno ai suoi lavori, Basquiat inizia a diventare in pochissimo tempo il nuovo artista su cui investire, lo strumento se vogliamo di una mercificazione dell’arte che di lì segnerà anche la sua stessa caduta. La sua vita si inebria di emozioni forti, Basquiat abusa di alcol e droga di ogni tipo, lavora con frenesia e ancora suona con la sua band i “Gray” per i locali di New York. Dipinge la rabbia, il disagio, ma anche il razzismo che subisce brutale sulla sua stessa pelle.

Dall’85 con il secondo periodo recupera la storia black come tema principale delle proprie opere. Sono del resto gli anni che sdoganano la cultura nera in tanti settori, quelli dei Run DMC e dei Public Enemy, di Malcom X, dei Robinson in TV come si legge nel saggio “Il re della luna” del curatore della mostra Gianni Mercurio.

Ebbene Jean Michel Basquiat si racconta negli spazi del Chiostro del Bramante con un’esposizione unica e preziosissima, realizzata grazie all’intervento della Mugrabi Collection che raccoglie alcune delle sue opere più importanti. I teschi e i volti scomposti, la razza, le scritte alle volte anche incomprensibili che insistono sulle tele, la corona, il colore giallo, i materiali di riuso, l’anatomia che aveva conosciuto in seguito ad un incidente, i collage sono le cifre che forse più lo rappresentano.

basquiat-jean-michel-untitled-hand-anatomy-1982Le immagini che non sempre si capiscono e che all’apparenza, come qualcuno disse al momento del suo declino, appaiono infantili, sono la rappresentazione gridata di tutto ciò che questo artista è. I quadri, talvolta realizzati su supporti improvvisati, sono l’evidenza esatta di quanto ricco e pieno di contrasti sia stato il suo mondo. Five Fish Species, Job Analisis, Thin Lips in collaborazione con Andy Warhol, Procession, Back of the Neck per fare qualche esempio delle opere che si possono vedere, esprimono immediatamente la lettura che dà della contemporaneità.

Nel 1988 Basquiat ormai sopraffatto dall’eroina muore, lasciando al mondo la testimonianza profonda di quanto fondamentale sia il talento unito però ad una vera voglia di arrivare. Lui, che amava da sempre disegnare e che diceva a quel padre così distante “un giorno diventerò molto, molto famoso”, ebbene ci è riuscito. Ha dimostrato come la forza di farcela, pur se poi autodistruttiva, possa realmente fare la differenza, la differenza tra un uomo e un Artista.

 

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