Roma Popolare: degrado e disagio negli alloggi del Comune
(fonte immagine: www.lombardiabeniculturali.it)

Roma Popolare: degrado e disagio negli alloggi del Comune

di Adalgisa Marrocco

(fonte immagine: www.lombardiabeniculturali.it)

(fonte immagine: www.lombardiabeniculturali.it)

Se lo scaldalo degli alloggi popolari milanesi ha raggiunto le prime pagine dei giornali, come vanno le cose nella Capitale? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

INQUILINI DAI FALSI REDDITI – Nella Capitale, sono 30mila le famiglie in attesa di un alloggio, mentre l’illegalità regna e moltissimi sono gli inquilini che, nonostante abbiano migliorato il proprio reddito perdendo i requisiti, restano negli alloggi a vita. Infatti, gli inquilini delle case popolari romane sono 150mila (di cui 12.000 disabili), ma una gran fetta di essi, pur non potendosi più ritenere aventi diritto all’abitazione, hanno stabilito autonomamente che la casa assegnatagli rientri ormai nel diritto di proprietà. Nel 2012,  la Guardia di Finanza ha individuato 12mila soggetti dichiaranti falsi redditi con l’obiettivo di pagare pigioni irrisorie (molto al di sotto degli 80 euro mensili).

OCCUPAZIONI ABUSIVE E ALTRI ILLECITI – Solo nell’anno 2013, a Roma sono state denunciate e indagate 800 persone con l’accusa di occupazione abusiva di alloggio popolare. Attualmente, i dati stimano che gli occupanti romani siano oltre 5mila. Molti altri sono gli illeciti praticati: si va dal subaffitto, passando per la vendita (non è difficile scovare annunci sul web, in cui è richiesto il pagamento in soli contanti), fino alle occupazioni lampo compiute mentre l’inquilino è assente per qualche giorno o, addirittura, per qualche ora. Eppure Roma Capitale afferma che, per quest’ultima tipologia di abuso, è possibile invocare l’art. 321 – comma 3 bis (sequestro preventivo) del Codice di Procedura Penale [1]. Ma contro il fenomeno abusivismo dovrebbe essere il governo a intervenire, come accaduto in Inghiterra nel 2012. Infatti, di fronte al dilagare dello squatting [2], David Cameron ha modificato la legge stabilendo sei mesi di carcere e 6mila euro di multa per chi compie il reato, istituendo al contempo un sito per le occupazioni legali (i proprietari di stabili sfitti possono siglare un regolare contratto di affitto a basso canone con locatari temporanei che, tra i doveri, avranno quello di tenere allontanare “aspiranti invasori”).

IL DEGRADO – Al di là degli eclatanti casi di Tor Sapienza e Tor Bella Monaca, nel 2012 alcuni abitanti di alloggi siti in via Olevano Romano, nel quartiere Prenestino (a pochi passi da una zona di tendenza com’era il Pigneto fino a qualche tempo fa), avevano denunciato situazioni indecenti. Duecentonovanta famiglie abbandonate, persone anziane con handicap motori impossibilitate ad uscire di casa, giardini divenuti residenze per ratti, lampioni rotti, indesiderati inquilini agli arresti domiciliari e spaccio in pieno giorno: questi sono solo alcuni dei mali che affligevano quegli alloggi e che non fatichiamo a vedere riflessi nel degrado di molti altri spazi abitativi.

La condizione di disagio romano non è che il sintomo locale di un malessere generalizzato. L’Unione Inquilini stima che siano 700mila le famiglie italiane in graduatoria, nell’annosa attesa di vedersi riconosciuto il diritto alla casa. I nuovi alloggi popolari sono soltanto mille ogni anno, rispetto ad una domanda che rimane in clamorosa crescita. «Con i ritmi nazionali, per poter smaltire la lista d’attesa delle case popolari ci vorrebbero 700 anni», aveva dichiarato due mesi fa a Il Fatto Quotidiano Massimo Pasquini, segretario dell’Unione Inquilini di Roma.

Le famiglie non possono attendere le calende greche.

 


 

[1] Nel corso delle indagini preliminari, quando non e` possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell’intervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali della polizia giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro è stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al giudice la convalida e l’emissione del decreto previsto dal comma 1 entro quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria.
 
[2] In italiano, ‘occupare abusivamente’

About Adalgisa Marrocco

Nata in provincia di Latina il giorno di San Valentino del 1991. Firma di politica e bioetica per diverse testate on-line, raccontatrice per Edizioni La Gru col libro “Supermarket e altri racconti indigesti”, traduttrice, sempre politically scorrect.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*