Risorgi! Anche tu se puoi, Risorgi!

Risorgi! Anche tu se puoi, Risorgi!

Una di quelle storie che quando le guardi vorresti non vederle. Il dolore, il fastidio, l’eccesso, il disagio si stringono la mano in un perenne incontro tra mondi devastati che non attendono altro che continuare a sprofondare.

Duccio Camerini, autore ed interprete dello spettacolo, racconta la realtà di quel sottobosco umano fatto di disperazione, una sofferente e lacrimosa disperazione in cui non c’è spazio per nulla che non sia brutto e drammatico. Risorgi, in scena al Piccolo Eliseo fino al prossimo 11 dicembre, non è altro che il quadro scomposto di personaggi in bilico tra la sopravvivenza e la fine perentoria di una vita, che forse non vale la pena di essere vissuta.

Marika, una transessuale ormai agée, solca la scena con il suo lungo cappotto di finta pelliccia, la testa calva, il trucco sfatto come una maschera stanca perfino di essere tale. Il suo lavoro: lo sfruttamento dei “cionchi”, storpi inviati per le strade a chiedere l’elemosina. Al fianco di Marika il giovane compagno Sergio, un ragazzetto salvato dalla strada a 16 anni e divenuto suo protetto. Intorno a loro poi tutti gli altri protagonisti, ciascuno con il proprio colore che sa sempre di tragico e ciascuno a suo modo parte di una lotta intestina per la gestione del territorio. Qui incontriamo Traiano, il ciondolante figlio di Marika; Mongo, un ragazzo con un ritardo mentale che vive con loro; Sammy, un giovane barista che fa incontri di MMA; e poi ancora Bacio, vecchio convivente di Marika, Latodestro che cerca di prendere il potere, una ragazza eroinomane mangiata dalla droga e una madre capace di voler lasciar loro il figlio disabile per farci dei soldi. Tutto quello che di peggiore si possa immaginare è forse riunito in questo gruppo di persone, proprio quelle che esistono nella realtà e che nessuno di noi è così forte da poter sopportare.

foto A. Martinangeli

foto A. Martinangeli

Un casale lontano dalla città, un “salotto” in cui spicca portentoso un vecchio divano rotto e sul fondo una camera da letto che grida squallore. Tutto sa di malinconico e abbandonato. Un senso di solitudine assoluta permea l’intera pièce che entra in contatto diretto con il pubblico, chiamato a far la parte della gente, quella stessa gente che ogni giorno annusa questi mondi senza mai volerne entrare a far parte, che si copre gli occhi di fronte la perdita costante e sfacciata della dignità e quando può volge lo sguardo altrove.

Risorgi!” ripete Marika più volte al suo amante, laddove tutto quello che vuole è che questa sua creatura non risorga mai e continui piuttosto a galleggiare in una dimensione di delirante, incomprensibile sudditanza.

Un dramma dalle tinte forti che può intercettare la parte più nascosta di noi, quella omertosa che finge che tante cose in questo mondo non ci siano. Davvero molto bravi gli attori capaci di destreggiarsi con abilità nei caratteri folli, talvolta eccessivi, tal altra deplorevoli dei loro personaggi. Uno spettacolo che gioca con le ombre degli spettatori e con quelle dei singoli caratteri rappresentati, da entrambe le parti quasi evanescenti nel loro infelice o ipocrita modo di esistere.

 

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