Perdersi e ritrovarsi sulle note di Lucio Battisti
Paolo Triestino al teatro Vittoria con "Eppur mi son scordato di me"

Perdersi e ritrovarsi sulle note di Lucio Battisti

Una disgrazia può avere risvolti positivi se ti fa recuperare la tua umanità. Paolo Triestino è al teatro Vittoria fino al 14 maggio con “Eppur mi son scordato di me”. Un racconto di ricordi riconquistati grazie, paradossalmente, all’oblio seguito ad un incidente e, soprattutto, alle canzoni dell’indimenticabile artista. 

Paolo Triestino al teatro Vittoria con “Eppur mi son scordato di me”

 

Risvegliarsi da un coma rivivendo come la persona che si era un tempo, dimenticando cosa si era diventati poi. Una rinascita con la colonna sonora degli anni più belli e veri. “Eppur mi son scordato di me”, in scena al teatro Vittoria di Testaccio fino al 14 maggio è nostalgia e allegria, ironia e commozione. Un testo delicato e poetico di Gianni Clementi interpretato con la consueta bravura da Paolo Triestino, che spazia dalla recitazione alla canzone sui motivi di Lucio Battisti.

Antonio viene sottoposto ad un intervento chirurgico a seguito di un incidente. Dopo il coma si riprende e prova a tornare alla vita, ma nulla è come prima. Al posto dell’esistenza precedente ne è riapparsa una più vera e autentica, legata agli anni del liceo e dei primi amori. Il periodo della contestazione politica vissuta un po’ per moda e dell’amore per la Roma e per Lucio Battisti tenuto sopito per conformismo.

Un nuovo racconto che si sviluppa proprio sulle strofe struggenti del cantante di Poggio Bustone che Paolo Triestino, mattatore gentile e mai eccessivo, quasi rievoca sul palco imbracciando una chitarra. Triestino crea intermezzi musicali che riportano anche lo spettatore agli anni della propria gioventù. Le canzoni di Battisti sono degli inni nazionali non ufficiali che in platea, specie gli over 40, conoscono a memoria e cantano. Un one man show che diviene, quindi, coro e celebrazione collettiva per un’intera generazione.

Quella dei sogni di rivoluzione, più o meno sinceri, sfociati nella più classica delle restaurazioni qualche tempo dopo. Dall’Eskimo all’Hammer e da Trockij ai Jalisse. Dalla solidarietà esibita come un vessillo di battaglia al cinismo che si fa odio gratuito fino all’eccitamento, come sintetizza il collega di Antonio e suo ex sodale: un tipico esempio di furbetto del cartellino corrotto ed egoista. L’astio verso il prossimo viene così visto come nutrimento per affrontare una quotidianità altrimenti ripugnante a causa della sua vacuità morale. 

Una condizione che accomunava anche Antonio che, alla fine, dovrà ringraziare il destino di avergli procurato un incidente grazie al quale egli si è potuto ritrovare. Il bello spettacolo di Triestino e Clementi è quasi un appello a mantenere in vita la parte più romantica e sognatrice di se stessi, per salvarla dalle miserie del mondo restando umani.

 

Paolo Triestino al teatro Vittoria con “Eppur mi son scordato di me”

 

 

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