Pensieri in liberta’ su disabilita’ accessibilita’ e class action

(15 settembre 2012)     di  Stefano Ciatti  e Giovanni Cordioli
Affrontando il tema “barriere architettoniche” è necessaria una precisazione sostanziale perché quando ci si riferisce alla disabilità motoria parlando di barriere architettoniche si tocca solo una parte del problema.

Il problema della disabilità motoria non è solo quello della barriera architettonica in senso stretto ma si allarga ad uno scenario più generale; quello della Accessibilità.

L’Accessibilità è un concetto che non si realizza una volta per tutte. Non è,per esempio, costruendo una rampa che si rende l’ambiente accessibile.

L’Accessibilità è un concetto in evoluzione, concetto che  fa riferimento ad un processo complesso. Processo  a cui partecipano non solo i portatori di handicap ma tutti i settori della pubblica amministrazione che devono essere impegnati in un programma che prevede inevitabilmente tempi medio lunghi.

Quando si parla di disabilità il primo interlocutore è la pubblica amministrazione.

Senza la pubblica amministrazione cioè senza tutti cittadini e i loro rappresentanti non riusciremo a risolvere i problemi dell’accessibilità.

Allora se così stanno le cose dobbiamo riconoscere che il problema dell’accessibilità o meglio il tema dell’accessibilità coinvolge una serie di impegni diversi: impegni politici, impegni economici  (che negli ultimi tempi ci vengono spesso sbattuti in faccia come scusa, impegni e soluzioni legati alla  fattibilità tecnica.

Ma, soprattutto, dobbiamo riconoscere che l’accessibilità ha dietro di sé un problema più grosso: il problema culturale.

I problemi dell’accessibilità affondano,infatti, le loro radici nella Cultura di un Paese o meglio nel terreno della cultura di un popolo.

Per iniziare riguarda la cultura della classe politica che oggi ci governa, ma anche di quella che ci ha governato e comunque di tutti coloro che hanno responsabilità di amministrazione e di governo sia locale che nazionale.

Il problema dell’accessibilità di un ambiente,più in generale di una città, è un programma che necessita di una trasformazione culturale.

La battaglia per cambiare la cultura è una battaglia di lunga durata. Non è una cosa che si realizza domani ma speriamo anche che non sia necessario attendere altre due generazioni.

È comunque una battaglia che merita di essere fatta fino in fondo. Battaglia a partire dalla Scuola, dal coinvolgimento degli adulti ma, soprattutto, della formazione e della informazione dei giovani, in una Scuola che deve ritornare ad occuparsi fortemente anche di questo.

Trasformazione culturale, sociale nostra e delle nuove generazioni, con ogni mezzo….ma, a questo scopo per non disperdere le energie bisogna avere chiaro l’ambito nel quale ci muoviamo.

Quale ne è  l’ambito fondamentale?

Il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona.

Maturare l’idea! Ricordarsi quindi che quando si parla di Accessibilità si parla di “diritti fondamentali della persona”!

I diritti fondamentali della persona vengono frequentemente dimenticati nell’ambito della priorità delle scelte da fare nelle varie sedi decisionali, oppure più scaltramente dribblati con diverse sfumature, con motivazioni solo apparentemente  legittime .

Si risponde, per esempio, da parte dei Comuni interpellati sul problema delle  barriere che “ora c’è  crisi e vi sono altre priorità”…

Risposta, questa, che non da’ sensi di colpa in chi la fornisce e che, vigliaccamente, pone chi ha posto il problema in uno stato anche di soggezione perchè non interessato al fantomatico” Bene superiore di Tutti gli altri al momento!!

Ma vi sono forse  priorità più importanti di quella di garantire i diritti fondamentali della persona.?

Nella nostra Costituzione non vi è cosa più importante e prioritaria che non quella di garantire i diritti fondamentali della persona!

Per comprendere l’importanza di questi diritti chiariamo alcuni punti:

  • chi sono i destinatari dell’accessibilità? I destinatari NON sono solo i disabili individuati come una categoria minoritaria, svantaggiata, un gruppo di persone che hanno problemi irreversibili di mobilità.

La platea dei destinatari e’ composta da TUTTI noi, nessuno di noi è perfettamente sano per sempre.

Possiamo avere un’atleta con una gamba rotta o giovani che più giovani non sono che perdono il senso dell’orientamento e non riconoscono più le strade.

I possibili destinatari dell’accessibilità, rendiamocene conto comprendiamolo, siamo tutti noi.

Il terreno nel quale si radica il nostro discorso è quello della città accessibile;   l’accessibilità è l’abbattimento di tutti gli ostacoli quindi e non solo delle barriere architettoniche ma anche ostacoli sensoriali e quant’altro non permetta la libera fruibilità dell’ambiente vissuto.

La mancata accessibilità nella  vita quotidiana, nelle attività normali di tutti i giorni impedisce, di fatto, la “vita indipendente”.

  • In Inghilterra il concetto dell’accessibilità fa parte dei diritti individuali ed in particolare dei diritti inviolabili.

I diritti inviolabili così come li chiama l’articolo 2 della Costituzione.

La Repubblica Italiana riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e  con quel verbo “riconosce” intende  dire che i diritti sono qualcosa di connaturato all’individuo.

Quindi a non è che uno acquisisce certi diritti perché  diventa disabile!!

Ed e’ in  questo senso che  sosteniamo l’ Accessibilità come  diritto inviolabile. Diritto di tutti i cittadini!

  • L’articolo 2 della Costituzione inoltre assicura l’esercizio di questi diritti senza eccezioni.

Questo diritto non può essere concesso poco per volta! Coloro che sostengono questa teoria commettono un grave errore giuridico perché l’articolo 3  prevede che tutti i cittadini siano uguali senza gradazione di uguaglianza; in pratica non ci sono cittadini più uguali o meno uguali.

L’inviolabilità dell’uguaglianza dei diritti sanciti dalla Costituzione fa capire quanto siamo in ritardo,invece, non solo con l’attuazione di leggi specifiche ma proprio con l’attuazione della carta costituzionale.

  • Abbiamo anche l’articolo 16, articolo che garantisce la libera circolazione dei cittadini.

Come è possibile che i cittadini circolino con diritto di uguaglianza se vi sono le barriere architettoniche?

  • L’articolo 32 che prevede la salute come diritto dell’individuo; e  nel concetto di salute rientra il Benessere, e anche l’assenza di disagio.

Questa definizione di “salute” l’ha data l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • Ancora l’articolo 3 della Costituzione garantisce ad ogni cittadino lo sviluppo della propria personalità…

Appare abbastanza chiaro che non ci sia l’ombra di una piena “Accessibilità” in nessuno dei punti presi in esame.

Purtroppo gli amministratori pubblici non si sono resi conto del fatto che la mancanza di accessibilità è in contrasto totale con i fondamenti della Costituzione e della convivenza civile. Sono loro i primi destinatari dei diritti civili di cui all’articolo 2 della Costituzione, spetta a loro  esercitare quegli atti di solidarietà economico sociale che permettano la piena attuazione della stessa!

Allora, guardiamo come è intervenuto il legislatore per attuare questi diritti costituzionali.

Il primo intervento legislativo risale al 1971. Sono oramai trascorsi 40 anni; anni  pieni di ritardi, di lentezze e timidezze del legislatore .

Due gli  interventi più significativi,diciamo più coraggiosi, fra cui quello  della legge finanziaria del 1986 che nell’articolo 32, per esempio, prevedeva l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici entro un anno  dall’entrata in vigore della finanziaria pena il commissariamento dei comuni inadempienti da parte delle regioni.

Anche le leggi più attente non possono niente se cadono in un ambiente culturale che non ha assimilato i valori della Costituzione; la stragrande maggioranza dei comuni,infatti, non ha fatto il piano di abbattimento delle barriere architettoniche. In provincia di Firenze ci furono delle condanne penali di vari sindaci per questa omissione e la regione Toscana ha minacciato di commissariare vari comuni in cui i piani di abbattimento delle barriere architettoniche non sono partiti per gli  uffici pubblici o aperti al pubblico.

E’ accaduto qualcosa? No,”altre priorità” evidentemente…e questo processo dopo 20 anni non solo non si è concluso ma non è neppure a metà strada!

In ogni caso ci sono, però, amministrazioni comunali, quelle messe sotto processo 20 anni fa dal procuratore DEIDDA, che sono molto più avanti rispetto ai comuni ai quali non è stato fatto rilevare il loro comportamento penalmente rilevante.

Allora puo’ essere questa una strada!

Allora puo’ essere l’indicazione giusta del modo in cui dobbiamo muoverci e far valere i nostri diritti in sede giudiziaria !

Se non esiste ancora una Cultura dei diritti, la strada è rivendicarla con forza, sulla base dell’attuazione della legislazione esistente, senza vergogna e con decisione!

Vi è poi la legge 104 del 1992 che passa dal concetto di barriere architettoniche all’accessibilità come rispetto della dignità.

In questa legge vengono per la prima volta stabilite delle sanzioni amministrative e penali:

– l’accessibilità dei locali aperti al pubblico e delle strutture pubbliche comporta l’agibità dei locali.

– I progettisti ed il  direttore dei lavori vengono sanzionati in caso di inadempienza penalmente e amministrativamente.

Queste sanzioni, sempre dall’informativa dataci recentemente dal Procuratore Deidda, non sono MAI, o quasi mai, state applicate, eppure sono leggi dello Stato!

Anche questo è percorso da intraprendere: far rispettare la legge.

Una delle scuse più frequenti a cui ricorrono le amministrazioni che non hanno fatto i piani di abbattimento delle barriere è la mancanza di risorse.

L’attuazione dei diritti fondamentali dell’individuo è quindi legata alle “risorse disponibili”.

Può anche essere…ma non ci pare che il ponte sullo stretto di Messina sia un diritto fondamentale dell’individuo eppure per questo da 20 anni ci sono progettisti pagati dall’ufficio della Presidenza del Consiglio!!

Questo dobbiamo continuare a sentirci dire? Ma per favore! Sentirci dire dalle nostre istituzioni che  non ci sono soldi per abbattere un gradino ma ci sono soldi per fare castelli in aria di simile portata???

Di questo dovranno risponderci allora in sede legale!!

Non e’ che i diritti si devono adattare alle risorse sono le risorse che si devono adattare ai diritti. Creare accessibilità vuol dire creare “calore” anche economico, i nostri amministratori devono cessare di essere contabili ma devono creare valori che poi si traducono anche in crescita economica per la ‘polis’.

Allora cosa si fa in Italia? Si fanno i tavoli come quello del Comune di Prato; tavoli che servono soltanto a perdere tempo e a prenderci in giro.

Quando io ho fatto vedere all’assessore alla sanità la realizzazione del comune di Perugia dove l’assessore Juri Cerasini ha imposto a tutti i locali aperti al pubblico l’obbligo dell’accessibilità e la presenza di un bagno per disabili pena la sospensione della licenza, mi è stato risposto che a Prato non si può perché gli esercizi commerciali sono in crisi….

Ragazzi…ma la crisi non cade mica dall’alto !

La crisi è frutto di scelte, di decisioni, di programmazioni spesso sbagliate.

Sarà un caso che si siano aperti a Prato in pochi anni  due dei più grossi centri commerciali di Toscana, oltretutto a pochi kilometri fra loro, accessibili ai disabili e dove a torto collo siamo costretti  a fare shopping? Non si domandano quei signori se dando la possibilità ai disabili di accedere anche ai negozi  del centro non si crea appunto un valore  economico come dicevo prima?

E del quale,non dimentichiamocelo,il 10% degli oneri di urbanizzazione dovrebbero essere di destinati all’accessibilità??

Invece no, si fanno “tavoli” sull’abbattimento delle barriere architettoniche, ci si fa belli, ci chiamano a discutere di sogni, ci fanno anche sentire in colpa per  richieste “in tempo di crisi” e invece, su ben altri tavoli si mangia, allegramente e si imbandiscono banchetti di progetti spesso inutili che ingrassano solamente il

benessere di pochi, e non certo dei disabili e dei cittadini tutti.

Si fa un tavolo dell’abbattimento  delle barriere architettoniche quando nel regolamento comunale l’accessibilità non è requisito essenziale anche per la apertura di nuovi esercizi commerciali.

È invece essenziale che NON sia un negozio di kebab.

In questa situazione dobbiamo ribaltare anche in senso fisico i tavoli! Adire alle vie legali per ottenere il rispetto della legge!

In ultimo parliamo anche di Europa……….La ratifica UE della Convenzione ONU sulla libera circolazione delle persone con disabilità;

La UE prevede un’Agenda Sociale con punti specifici che vengono verificati con cadenza biennale. Questa Agenda Sociale detta delle direttive ben precise agli Stati Membri, che devono applicare in base alla normativa nazionale le azioni previste dalla convenzione pena sanzioni in caso di inadempienza…vogliamo trovarci a pagare le multe per le quote gradini oltre che per le quote latte? Questo potrebbe offrirci anche la possibilità di rivolgerci al tribunale di Strasburgo per i diritti civili.

Concludendo si propone per il rispetto dei diritti un nuovo strumento giuridico, la Class Action che è formulata come segue:

La Class Action deve avere una componente di gruppo molto forte, la tematica delle barriere architettoniche, anche sensoriali e percettive, devono essere rappresentate da un’azione comune della base associativa delle diverse disabilità.

In realtà, l’associazionismo disabile è nei rapporti molto frammentario e competitivo, è necessario superare questi limiti e pregiudizi alla luce delle deplorevoli attuali azioni del Governo che taglia dell’80% della spesa sociale destinata alle tematiche della famiglia e della disabilità. Se, a tutto questo, si aggiungono anche i tagli agli enti locali il vaso è colmo.

Toccando l’indennità di accompagnamento stabilita in base a criteri reddituali cumulitivi a livello famigliare si assiste ad una vera e propria morte dello Stato Sociale.

FATTI E NON PAROLE

CESSINO I PARTICOLARISMI

UNIAMOCI TUTTI PER OTTENERE UNA SOCIETA’ CIVILE

UNIAMOCI COME CITTADINI RIDOTTI AD UNA PARTECIPAZIONE, QUESTA SI’ “DISABILE”

DA UNA POLITICA CHE HA PAURA DELL’AGGREGAZIONE

UNIAMOCI COME CITTADINI RIDOTTI OGGI AD UNA CULTURA CHE CI VUOLE

DIVISI INCULCANDO LA PAURA DI OGNI DIVERSITA’

UNIAMOCI NELLA SOLLECITAZIONE ALLA DIGNITA’ RICONOSCIUTA DI QUALUNQUE ESSERE UMANO

UNIAMOCI AL PENSIERO COMUNE DI UNA EUROPA DOVE L’ACCESSIBILITA’ E’ UNA

COSA NORMALE E NON UNA RIVENDICAZIONE

Ricordiamoci sempre, comunque, che le barriere più pericolose sono anche quelle  nella mente di ognuno di noi, di ognuno di VOI. Le barriere che non si vedono, “Quelle” devono essere abbattute per prime. Usare come strumenti e come mezzi, la Cultura, il Diritto e ,soprattutto, la Passione forte e determinata di farli e di farci rispettare.

                                      di  Stefano Ciatti  e Giovanni Cordioli

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