Non c’è svolta nella legge di stabilità.

 

(8 Ottobre 2012)           di enzorusso2020

Una volta c’era (il documento di programmazione economica e finanziaria) che veniva approvato prima delle vacanze estive. Il DPEF cercava di determinare il quadro complessivo degli obiettivi e degli strumenti (e risorse) disponibili. Sotto l’ombrellone in agosto uomini politici, economisti e osservatori facevano analisi e riflessioni sui contenuti della politica economica e finanziaria da comprendere nella legge finanziaria – ora legge di stabilità. La legge finanziaria doveva essere presentata entro il mese di settembre. Per la legge di stabilità il termine è ora il 15 ottobre. Dopo le modifiche introdotte da Tremonti alla riforma delle procedure di bilancio introdotta dal governo Prodi (2006-08), si sono cambiati i nomi dei documenti di bilancio e, soprattutto si sono svuotati di contenuto molti documenti fondamentali per capire gli andamenti della economia e dei conti pubblici. La Relazione generale sulla situazione economica del paese è ora sostituita dal Documento di economia e finanza che, in un centinaio di pagine, riassume il consuntivo dell’ultimo anno e le previsioni per quello in corso. Poi anche su richiesta della UE si produce il piano nazionale delle riforme che viene elaborato nelle ovattate stanze del MEF e attira poca attenzione da parte del Parlamento. Il DEF viene aggiornato a settembre e quindi si passa all’elaborazione della legge di stabilità. Nel frattempo a livello europeo si è introdotto il  coordinamento delle politiche di bilancio che avrebbe dovuto comportare una certa anticipazione della sessione di bilancio. Il governo italiano in realtà ha posticipato il termine di presentazione del ddl come detto al 15 ottobre. In fatto dal 2008 in poi , in nome dell’esigenza di “mettere in sicurezza” i conti pubblici Tremonti per tre anni consecutivi ha anticipato a luglio le manovre di consolidamento dei conti attraverso appositi decreti legge su cui ha posto alla fine il voto di fiducia. Lo stesso ha fatto quest’anno il governo Monti con la manovra c.d. della spending review. Tra il 2011 e la prima metà del 2012 sono state fatte 5-6 manovre restrittive a seconda che si includano o meno i due decreti sviluppo del mef Tremonti. Anche il governo Monti è al secondo DL  sviluppo ma come il precedente senza nuove risorse aggiuntive. Tutte queste manovre sono state approvate fuori dalla sessione di bilancio. Ormai non c’è alcun rispetto delle procedure di bilancio e questo è molto grave perché i documenti di bilancio sono documenti fondamentali che dovrebbero mettere in equilibrio ex ante domanda e offerta aggregate ed  essere attentamente valutati dalle Commissioni parlamentari e dall’opinione pubblica attraverso la pubblicità associata al dibattito parlamentare. In questi mesi si discute in maniera tediosa dell’Agenda Monti, ossia, del come assicurare la continuità  della linea di politica economica del governo, con o senza Monti,  dopo le prossime elezioni politiche. Nel mondo, nel paese e nel PD ci sono linee alternative che vorrebbero spingere per la crescita. Lo stesso governo dalla Primavera scorsa non fa che parlare di crescita e sviluppo  limitandosi  ad auspici ed esortazioni degli altri perché si adoperino conformemente. Si evoca la crescita e la riduzione della disoccupazione giovanile. Si è fatta la legge per la certificazione dei debiti della PA nei confronti dei fornitori ma dopo 5 mesi non è stato effettuato un solo pagamento. Nel secondo decreto sviluppo ci sono diverse misure anche interessanti che riguardano vari aspetti della gestione amministrativa di documenti e di semplificazione delle procedure ma nessuno dei  provvedimenti che dovrebbero sostenere la crescita del PIL e dell’occupazione trova un aggancio in maggiori risorse da mettere nella legge di stabilità.     E questo mentre le previsioni del FMI e di altri organismi di ricerca descrivono scenari di recessione che si protraggono per tutto il 2013.  Il Presidente di Confindustria Squinzi ha dichiarato che lui sottoscriverebbe una previsione di ripresa a partire dal 2015 e che il secondo decreto sviluppo del ministro Passera è solo un aperitivo. Dopo un silenzio assordante circa i contenuti della legge di stabilità, in questi ultimi giorni,  il governo intervenendo nel dibattito e nelle audizioni che si sono sviluppati attorno alla Nota di aggiornamento del DEf ha fatto capire quali sono i probabili contenuti del legge di stabilità. Attuazione della delega fiscale con la riduzione delle agevolazioni fiscali anche alle famiglie per 1,5 miliardi. Ulteriori misure di tagli della spesa per 6,5 miliardi che dovrebbero evitare l’aumento delle aliquote dell’IVA a luglio 2013. Misure c.d. esigenziali per due miliardi circa che finanzino le spese straordinarie per le aree terremotate. Per un totale di 9,5-10 miliardi. E la crescita? Niente per la crescita e per combattere la disoccupazione. Come previsto da alcuni,  le litanie del governo erano e sono solo  auspici ed esortazioni. Al momento non c’è alcuna attenuazione della linea di austerità che ci ha portato al disastro. Non ci sono risorse aggiuntive per il rilancio degli investimenti pubblici né per ipotetiche riduzioni della pressione fiscale. Indebitarsi è colpevole anche quando si devono fronteggiare delle calamità naturali? Il fallimento della politica del governo Monti, da ultimo è stata certificata dal Rapporto trimestrale della commissione UE che registra in Italia un crollo della produttività ed un  clima sociale sempre più teso. L’Italia ha avuto la caduta più grande dell’Indice sociale globale  passando da -1,1  del 2011 a meno 3,1 del 2012 . Nella graduatoria l’Italia è passata dal 13° al 23° posto. Nello scorso luglio la disoccupazione UE era pari a 25,3 milioni, in Italia a 2,7 milioni. Il ciclo economico è imbrigliato da un calo della domanda che le esportazioni compensano solo in parte.  La disoccupazione è al 10,7%, e la previsione è che per nel 2013 passerà al di sopra dell’11%. Il prof. Monti è un uomo tutto di un pezzo; è coerente e non cambia linea per nessun motivo. I partiti che lo sostengono e che, tra pochi mesi,  dovranno presentarsi alle elezioni farebbero bene a tenere presenti questi dati. Un anno fa, secondo la propaganda governativa, eravamo sull’orlo del burrone. Un anno dopo ci siamo dentro e il governo non fa niente per aiutare la gente a uscirne. Come dice Donald Sassoon (S-24 del 7-10-2012): “Come altro si può tollerare il male, se non dicendo che qualcosa di peggio sarebbe accaduto?”. Checché ne dica il prof. Monti, continueremo a sprofondare nel burrone. Chi come me, aspettava che si definissero i contorni della legge di stabilità per capire se si delineava non dico una inversione di tendenza ma un tentativo di conciliazione tra le esigenze di risanamento dei conti e quelle ancora più importanti della crescita e dello sviluppo dell’occupazione  è e rimane profondamente amareggiato e critico di una linea di politica economica senza speranza se la maggioranza che sostiene il governo non riesce a modificarla in Parlamento.

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