Nanga Parbat, Daniele racconta la grande avventura
Nanga Parbat, Daniele racconta la grande avventura

Nanga Parbat, Daniele racconta la grande avventura

Nanga Parbat, Daniele racconta la grande avventura

Nanga Parbat, Daniele racconta la grande avventura

L’astronauta moderno è tornato dopo essere arrivato ad un soffio dalla propria Luna. Daniele Nardi non è riuscito a conquistare la vetta del Nanga Parbat, leggendario ottomila himalaiano, in invernale, ma ha comunque vissuto un’avventura straordinaria che presto condividerà con tutti coloro che hanno fatto il tifo per lui.

Lunedì 30 marzo alle ore 11:00, presso la Sala del Carroccio in Piazza del Campidoglio, si tiene la conferenza stampa dell’alpinista originario di Sezze Romano dopo il ritorno dal Pakistan.

“Una delle avventure alpinistiche d’alta quota più avvincenti che si possano immaginare, sul versante Diamir del Nanga Parbat, unico ottomila del globo insieme al K2 ad essere ancora inviolato nella stagione invernale”, si legge nella nota diffusa dall’ufficio stampa dell’atleta pontino.

“Al suo terzo inverno consecutivo di sfida estrema a quella immensa parete ghiacciata, Daniele Nardi ha trascorso 70 giorni fra il campo base ed i campi in quota, fra ripetute salite dapprima sul mitico (e per molti impossibile) sperone Mummery, poi sulla via Kinshofer, intervallate a lunghe fasi di maltempo che hanno trasformato anche la permanenza ai 4200m del campo base in una avventura di sopravvivenza, senza scalfire la volontà di aspettare la finestra giusta per il tentativo decisivo di salire in vetta”.

Una storia che merita di essere raccontata. “Settanta giorni appassionanti”, prosegue la nota, “costellati da imprevisti, valanghe, confronti estremi con il ghiaccio e con la roccia, culminati nell’ultima settimana con l’incredibile sequenza della salita finale, iniziata dalle tende del campo base domenica 8 marzo, sfidando dapprima un autentico muro di neve caduto il giorno precedente fino a raggiungere allo stremo delle forze Campo1, poi impetuose raffiche di vento che per lunghe ore hanno reso impossibile uscire dalla tendina di Campo2 dopo una nottata da incubo, resistendo fino ai 6700 m di Campo3, conquistando i 7200m di Campo4, e lanciando infine l’assalto alla vetta nella notte di venerdì 13 marzo”.

La montagna ha resistito, ma non ha lasciato i viaggiatori a mani vuote. C’è un tesoro di emozioni ed esperienze da regalare al mondo. Fino al prossimo viaggio.

 

Marco Bombagi

 

 

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