Nanga Parbat, Daniele non si arrende alla sfortuna
Daniele Nardi non si arrende alla sfortuna sul Nanga Parbat (foto Ufficio Stampa Daniele Nardi- danielenardi.org)

Nanga Parbat, Daniele non si arrende alla sfortuna

 

Daniele Nardi non si arrende alla sfortuna sul Nanga Parbat (foto Ufficio Stampa Daniele Nardi- danielenardi.org)

Daniele Nardi non si arrende alla sfortuna sul Nanga Parbat (foto Ufficio Stampa Daniele Nardi- danielenardi.org)

 

Che non sarebbe stato facile lo si sapeva. Scalare il Nanga Parbat in invernale, senza aiuti e lungo una via nuova, quello sperone Mummery che Daniele scelse per arrivare agli 8126 metri della cima.
Le difficoltà incontrate dall’atleta pontino e dal suo team, quindi, erano preventivabili. Tranne forse la vicenda di Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz, i due compagni di squadra di Nardi allontanatisi per tentare la vetta da soli e poi rientrati, dopo diversi giorni, prima al Campo e poi in Europa. Poi brutto tempo, slavine e infine, l’infortunio a Roberto Delle Monache, altro membro della squadra. Ma non è finita.

“Anche stavolta il Mummery resiste”, comunica l’ufficio stampa di Nardi nell’ultima nota. “Daniele deve rivalutare tutta la situazione: la squadra iniziale non c’è più. Avrebbe bisogno di un paio di giorni per recuperare le forze ma arriva il caloroso invito di Alex ad unirsi a loro”. Alex Txikon è un alpinista spagnolo giunto sul Nanga Parbat dopo un tentativo di scalata sul K2. Assieme ad altri atleti, pakistani e iraniani, si potrebbe creare un nuovo team. Così Daniele “rielabora velocemente e riparte per una nuova avventura”.

Nuovi innesti sono necessari perché “alcuni tratti in alta quota tecnicamente impegnativi richiedono un valido supporto per il trasporto di attrezzature”, si legge nella nota. “Anche se la scalata è in stile alpino la quantità di materiale minimo necessario rimane un grande ingombro per l’alpinista.
Ecco perché quest’anno Daniele aveva voluto con sé una squadra. Non tutto è prevedibile e nelle decisioni la vita umana è sempre al primo posto“.

Roberto Delle Monache, storico compagno di cordata di Daniele, era partito contro il parere del medico solo per passione e amicizia. Vecchi problemi a ginocchia e schiena avrebbero potuto riacutizzarsi per lo sforzo prolungato delle scalate. E così purtroppo, è stato. Le cure antinfiammatorie e il riposo non hanno ancora portato gli effetti sperati e per ora, quindi, Daniele deve fare molte cose da solo.

“Il desiderio di condividere il mio sogno, lo sperone Mummery, con l’amico scalatore, alpinista, bulldozer che non si ferma davanti a nulla, non mi fa mollare la speranza di una sua guarigione”, sintetizza Daniele in una nota prima, però, di rendersi conto, sabato 7 febbraio, che Roberto, nonostante le cure, non ce la fa e non è nelle condizioni di salire.

Marco Bombagi

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