MINIATI: E’ UN COMPROMESSO, E’ VERO, MA RISOLVE MOLTI PROBLEMI IMPORTANTI

Contrariamente a quanto emerso dalla lettura che ne hanno dato i media, la trattativa con il governo non ha riguardato solo il famigerato scalone ma aspetti essenziali della normativa pensionistica quali l'aumento dei trattamenti minimi, la copertura integrale dall'inflazione fino a cinque volte l'importo minimo, l'impegno per ulteriori aumenti e la revisione del divieto di cumulo pensione-retribuzione, iniziative per l'invecchiamento attivo. Su questi aspetti sono stati raggiunti risultati importanti che meritano di essere valorizzati  

Intervento di Silvano Miniati, segretario generale Uil Pensionati

L’accordo raggiunto tra governo e sindacati è sicuramente un punto di arrivo importante di una trattativa lunga e per certi versi estenuante ed è il frutto di un inevitabile compromesso tra posizioni anche molto diverse tra le stesse forze politiche del governo e della maggioranza. Senza dimenticare le compatibilità economiche, la relativa esiguità delle risorse disponibili e i vincoli di bilancio, anche quelli imposti dall’Unione europea.
Vorrei evidenziare che nel corso di questa trattativa non si è parlato solo di scalone e di scalini – come è forse sembrato alla maggioranza dell’opinione pubblica per il rilievo che si è dato a questo tema – ma si è cercato di trovare una soluzione a problemi importanti che riguardano non solo chi dovrà andare in pensione nei prossimi tre o cinque anni, ma anche i giovani e chi in pensione ci si trova già.

Nel protocollo su previdenza, lavoro e produttività e nel ddl sulla destinazione dell’extragettito (meglio noto come ddl sul ‘tesoretto’, approvato dal Senato il 2 agosto e diventato legge) si affrontano infatti temi importanti che il precedente governo di centro destra aveva lasciato insoluti, o addirittura aggravato, in particolare il futuro previdenziale dei giovani e la perdita di potere d’acquisto delle pensioni in essere.
Ed è proprio sulle misure rivolte ai pensionati che vorrei in particolare soffermarmi.

Ripartita la concertazione, positivi i risultati
Durante il governo Berlusconi, i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato imponenti mobilitazioni, tra cui una grandissima manifestazione a Roma con oltre un milione di persone, proprio per chiedere misure che affrontassero il progressivo impoverimento di milioni di pensionati, un vero dramma sociale, senza ottenere neanche una convocazione dal ministro Maroni.
Con questo Governo, invece, è ripartita una vera concertazione, che per la prima volta ha coinvolto in prima persona, insieme ai sindacati confederali, anche le organizzazioni sindacali dei pensionati e che ha prodotto un aumento delle pensioni più basse e una modifica del sistema di perequazione automatica delle pensioni. A tal fine, sono stati stanziati 1 miliardo e 300 milioni di euro, una cifra non sufficiente per conseguire tutti gli obiettivi che come sindacati dei pensionati ci eravamo posti e cioè una completa rivalutazione di tutte le pensioni, ma che comunque si configura come una significativa azione di ridistribuzione sociale a favore di circa 3 milioni e 400mila pensionati anziani poveri e che dunque rappresenta un primo importante passo verso una distribuzione più equa delle risorse disponibili.
Grazie alla concertazione, inoltre, sono stati recepiti alcuni principi importanti: la distinzione tra pensioni previdenziali e assistenziali, privilegiando le prime; la valorizzazione degli anni di contribuzione; la considerazione (per quanto riguarda le pensioni previdenziali) del reddito individuale, anziché di coppia; l’inclusione tra gli aventi diritto dei pensionati con pensioni di reversibilità e dei pensionati italiani all’estero. In particolare, la considerazione del reddito individuale e l’inclusione delle pensioni di reversibilità consentiranno per la prima volta di ricevere un aumento a molte donne con pensioni frutto di anni di lavoro e di contributi.
Importante anche aver introdotto la copertura integrale per il recupero dell’inflazione sulla fascia di pensioni di importo fino a cinque volte il trattamento minimo. Il vantaggio in termini economici per il singolo pensionato non è rilevante nell’immediato, ma si sancisce comunque un principio importante, ancor più significativo per noi che abbiamo sempre affermato la necessità di una perequazione del 100 per cento su tutte le pensioni, a prescindere dal loro importo, dal momento che è questa l’unica modalità di rivalutazione dei trattamenti pensionistici esistente oggi, dopo l’eliminazione del collegamento all’andamento dei salari.

In previsione, ulteriori aumenti e la rivisitazione del divieto di cumulo pensione-retribuzione
L’accordo contiene poi due impegni importanti, da sempre al centro delle richieste dei sindacati dei pensionati. Il Governo si impegna infatti ad attuare i contenuti del decreto legislativo 503 del 1992 relativo alla possibilità di stabilire con la legge finanziaria ulteriori aumenti delle pensioni rispetto a quelli assicurati dalla perequazione automatica, in relazione all’andamento dell’economia e a tal fine sarà istituito un apposito tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali. Si impegna inoltre ad analizzare gli effetti dell’attuale divieto di cumulo tra pensione e retribuzione, al fine sia di incentivare la permanenza al lavoro dei pensionati, sia di contrastarne il lavoro sommerso e irregolare. Confidiamo che questo impegno porti all’abolizione del divieto di cumulo o quantomeno a una sua semplificazione, dal momento che oggi la normativa è davvero farraginosa e produce diversificazioni e iniquità immotivate.

Verso politiche attive dell'invecchiamento

Rilevante anche la previsione di un Piano nazionale per l’invecchiamento attivo. Siamo da sempre convinti, infatti, che le politiche previdenziali debbano essere strettamente intrecciate alle politiche attive del lavoro e agli ammortizzatori sociali, perché non va dimenticato che l’Italia è uno dei Paesi europei con il più basso tasso di attività tra i lavoratori maturi (50-64 anni) in gran parte frutto della loro espulsione cotta dal mercato del lavoro.
Possiamo dunque concludere che, dati gli elementi di partenza, le risorse messe in campo per i pensionati sono state utilizzate nel modo più razionale ed equo possibile. Siamo pure consapevoli, ovviamente, che milioni di pensionati che rivendicano la rivalutazione anche delle loro pensioni sono stati lasciati senza risposte soddisfacenti. Il nostro impegno futuro – come evidenziato anche da Proietti nel suo intervento su questa stessa rivista – sarà rivolto a dare una risposta a queste legittime aspettative.

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