Milena Vukotic è una meravigliosa “Regina Madre”

Milena Vukotic è una meravigliosa “Regina Madre”

Una madre, Regina assoluta, di nome e di fatto, e Alfredo, figlio giornalista cinquantenne perennemente alla ricerca di conferme, vanno in scena al Teatro dell’Angelo di Roma, dal 20 al 30 ottobre, coinvolgendo intimamente il pubblico grazie alle magistrali e frizzanti interpretazioni di Milena Vukotic  e Antonello Avallone (attore e regista al contempo).

La pièce teatrale, scritta da Manlio Santanelli, in circa trent’anni, ha incantato i teatri d’Europa contando 120 repliche sui palcoscenici d’Italia ed è un’opera coinvolgente, divertente e, contemporaneamente, di grande spessore. Potremmo definirla un avvincente thriller psicologico che tiene inchiodato lo spettatore alla poltrona.

Se Regina non smette mai di sindacare su tutto ciò che fa il figlio, Alfredo non smette mai di prendersi a cuore i rimproveri materni.  Lei è un generale di ferro che non scende mai dal suo cavallo e lui un eterno bambino che, pur avendo alle spalle un matrimonio ventennale naufragato e il dolore di non essere riuscito a sfondare nella sua professione, conserva il proprio tarlo più grande, quale origine di tutti i suoi mali, in quel rapporto mancato con la madre da cui, pur non aspettandosi più niente, non smette di rimanere deluso, in un gioco estenuante e drammatico di affetto e potere, controllo e ossessione.

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La malattia della donna costringe il figlio a tornare a casa per prendersene cura, innescando, insieme, il tentativo disperato di riscattare il rapporto conflittuale che hanno sempre avuto.

Eppure, l’ingombrante presenza di un padre morto, reso eccezionale dal ricordo, e le acredini accumulate nel tempo, tornano ad aleggiare tra le mura di quel nido domestico, come fantasmi, facendo scricchiolare anche il presente.

La scenografia è fissa sull’interno della casa materna, tra medicine da dosare, bicchieri d’acqua distribuiti un po’ ovunque, ferri a maglia utili a ingannare il tempo e un tavolo da pranzo ingombro di carte, perno della convivenza tra gli abitanti di uno stesso appartamento.

Quello portato in scena è al tempo stesso l’interno di una comune abitazione ma anche un fuoco fisso sull’intimità dei personaggi e sulla loro anima, su un legame indissolubile, nel male e nel bene, come quello che può esserci solo tra madre e figlio.

Nel susseguirsi dei loro dialoghi, tra le risate e gli applausi del pubblico, va avanti la storia e cresce la voglia di scoprire se certe ruggini possano essere sanate perché, si sa, certe dinamiche antiche, viziano nel tempo i rapporti e si insinuano tra le pieghe della normalità fino a cristallizzarsi e a distruggerla.

Magari però… con lo sguardo da adulto, di un ex-bambino, tante cose potrebbero essere viste sotto una luce diversa… Magari però un evento drammatico come una malattia, potrebbe accendere anche in un genitore dispotico, la voglia di andare incontro al proprio figlio… Magari però con un lavoro serrato su se stessi potrebbe cambiare il finale degli stessi monotoni battibecchi di una vita… Magari però cambiando le “regole del gioco” sarebbe possibile ottenere risultati differenti.

Ma pur sapendo tutto questo non è facile sottrarsi al “gioco delle parti”…

Mentre il pubblico si chiede come si sarebbe comportato al posto del figlio di una “Regina Madre”, va in scena il dramma e si moltiplicano le risate. In effetti è strano che si rida durante un dramma, ma forse nemmeno troppo, perché – ci insegnano dal palco – a volte non siamo in grado di riconoscere la drammaticità di quello che ci accade nella quotidianità spicciola delle mura domestiche ed è solo sommando i singoli episodi di una vita che ci si accorge di quanto si sia stati segnati dal passato e di come sia difficile cambiare il presente per assicurarsi un futuro diverso.

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E’ il dramma della banalità, quello di cui da fuori si riesce addirittura a ridere, che uccide l’anima di chi lo vive, un dramma senza eroi e senza colpi di scena, un dramma silenzioso che si alimenta della sua stessa routine e che solo, piano piano, gli spettatori imparano a riconoscere in un crescendo che porta alla lenta immedesimazione e identificazione con quel figlio esasperato.

Uno spettacolo riuscito con attori formidabili… Consigliato vivamente!

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