Michele Salomone, da 39 anni una voce in biancorosso
Michele Salomone

Michele Salomone, da 39 anni una voce in biancorosso

Michele Salomone

Michele Salomone

 

di Beppe Di Maggio

 

Michele Salomone può tranquillamente essere considerato almeno per i suoi fedeli ascoltatori il dodicesimo uomo in campo durante le partite del Bari: infatti è datata 22 febbraio ’76 la sua prima radiocronaca, Trapani-Bari 1-1, e da allora ha seguito per 39 anni e 1901 radiocronache il Bari in giro per tutta Italia.
Anche quando pochi giorni fa sua madre è venuta a mancare ha mostrato la sua professionalità raccontando ai tifosi dei biancorossi la partita con il Modena. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo anche per parlare del suo libro “La mia voce in biancorosso” Adda Editore.

Michele, come è cambiato il tuo lavoro di radiocronista dai tuoi esordi ad oggi?

Sul piano tecnico poco o nulla, utilizzo sempre una linea telefonica per far ascoltare la mia voce nella case di chi mi ascolta, solo che oggi giorno abbiamo una cuffia ed un microfono mentre agli inizi utilizzavo spesso dei walkie talkie. E’ cambiato il modo di fare la radiocronaca, perché il calcio dagli anni settanta in poi è diventato sempre più veloce e mi sono dovuto adeguare anch’io.
oi cronisti dobbiamo spesso utilizzare degli accorgimenti durante le gare, anche per la distanza della tribuna dal campo da gioco, facendo la radiocronaca sui movimenti dei giocatori piuttosto che sul pallone.

Nel tuo libro racconti che da bambino avevi problemi di balbuzie e spesso venivi preso in giro dai tuoi compagni, come hai fatto a superare questo handicap?

Quando feci i primi provini mi resi conto che questo mio difetto scompariva, infatti andò tutto bene anche nelle prime partite da me commentate e nessuno si accorse di questo mio problema. Mio padre temeva agli inizi potessi balbettare durante le radiocronache, poi seguendomi si tranquillizzò e fu orgoglioso di me.

Qual’ è stata la radiocronaca tra quelle che hai fatto che ti è rimasta più nel cuore?

Certamente la partita a Torino nel febbraio 1984 con la Juve di Platini, Scirea ed altri campioni. Era un ottavo di finale di Coppa Italia ed il Bari, allora in serie C, riuscì a vincere per 2-1:quando il Bari segnò il goal della vittoria gridai così forte che il microfono andò in tilt e praticamente nessuno sentì chiaramente il mio urlo.
Al termine della gara indicai l’ora in cui sarebbe rientrata la squadra e praticamente i tifosi invasero l’aeroporto creando non pochi problemi. Il giorno dopo il questore si arrabbiò con me facendomi però i complimenti per il mio lavoro.

Pensi di essere migliorato nel corso degli anni, facendo oltre alla radio spesso anche delle telecronache?

Senz’altro, ritengo ad esempio Bari-Novara dello scorso campionato una delle mie migliori. La radio è più completa rispetto alla tv, è più difficile dover portare lo stadio in casa dei miei ascoltatori senza avere il supporto delle immagini. Ameri è stato il mio punto di riferimento per le radiocronache, Martellini per le telecronache.

Tra l’altro nella tua carriera hai saltato pochissime partite, stabilendo forse un record con 1901 radiocronache della stessa squadra.

Sì, saltai solo un paio a causa di una febbre altissima mentre cinque in ossequio della “par condicio” visto che ero candidato. -Qual’ è stato il tuo sogno nel cassetto come radiocronista? -Mi sarebbe piaciuto lavorare negli anni d’oro a Tutto il calcio minuto per minuto, avrei visto altri posti e sarei stato a contatto con giornalisti come Ameri e Ciotti.
Tuttavia in questi 39 anni ho visto bellissime città come Lilla e Venezia con il suo suggestivo stadio che si raggiunge in vaporetto. Non posso lamentarmi

 

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