MAGGIORANZA A PEZZI, QUADRO POLITICO BALCANIZZATO, IN PERICOLO L’ACCORDO SULLE PENSIONI

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La "maggioranza", se così la si vuole ancora chiamare, volatilizzata un'ennesima volta in occasione del voto sulla Rai, con i "furbetti del quartierino" della politica che si sfilano o minacciano di farlo,  preoccupa i sindacati. Secondo Silvano Miniati, Segretario generale della Uil Pensionati, sarebbe estremamente grave se questa situazione dovesse ripresentarsi al momento in cui dovrà essere formalizzato l'accordo Governo-sindacati sulla riforma delle pensioni

             Intervento di Silvano Miniati

Quello che è successo ieri in Senato suona come un campanello d’allarme, non solo per il Governo. Pericoli seri si prospettano infatti anche per l’accordo Governo-sindacati del 23 luglio. I rischi non vengono, a mio avviso, dal voto dei lavoratori e dei pensionati nella prossima consultazione, ma da quanto potrebbe accadere successivamente alla Camera e soprattutto al Senato.
Nel caos determinato dalla logica del ‘tutti contro tutti’, che fa sì che ogni gruppo parlamentare e anche singoli deputati e senatori acquisiscano un potere di ricatto enorme, qualsiasi modifica in Parlamento di un singolo punto dell’accordo rischierebbe di scatenare una sorta di ‘attacco alla diligenza’, tale da mandare in frantumi l’intero accordo, con conseguenze disastrose per milioni di lavoratori e pensionati.
C’è dunque il rischio reale della cancellazione di un accordo che è il frutto di una difficile e complessa trattativa e, per quanto riguarda specificamente i pensionati, anche di una straordinaria stagione di mobilitazione che ha investito tutto il Paese.
 
L'accordo. Come già ho fatto presente nell'articolo pubblicato sull'Unità del 19 u.s. con il titolo "Compagni della Fiom, non vi capisco", i risultati ottenuti sono parziali, perché le risorse disponibili erano molto ridotte rispetto a quelle che sarebbero state necessarie, ma sono ugualmente molto significativi.
Sindacalmente, si fa quindi davvero fatica a capire le ragioni di posizioni come quelle della Fiom, che lascerebbero intendere che per i lavoratori l’età pensionabile è problema più importante del salario, della salute o della sicurezza e che il miglioramento delle condizioni sempre più drammatiche di chi è già in pensione può passare in secondo piano rispetto ad altre priorità.
Politicamente, si fa ancora più fatica a capire coloro che, sperando in una rottura della trattativa da parte del sindacato, per settimane hanno dichiarato di condividere le scelte del sindacato stesso e ora manifestano contro.
 
I problemi del sindacato. La manifestazione del 20 ottobre prossimo ha comunque il pregio di chiarire ai gruppi dirigenti sindacali come stanno le cose, visto che nel mondo politico, per le ragioni più svariate e non tutte motivate da intenti nobili, non c’è più nessuno, proprio nessuno, disposto a delegare al sindacato compiti che spesso erroneamente sono ritenuti propri della politica.
Ma se così è, sarebbe davvero assurdo per il sindacato confederale chiudersi a riccio, mettendo assieme gli attacchi della sinistra radicale, le critiche sempre più dure dei vari Ichino e Boeri, le campagne mediatiche sui privilegi della casta, per riproporci al Paese intero come le vittime di chi sa quale congiura.
Sarebbe invece ora di chiederci seriamente se non corriamo il rischio di rimanere troppo eguali a noi stessi, in un mondo che cambia vertiginosamente. Per renderci conto di quanto questo rischio sia reale, basterebbe riflettere sul fatto che mentre la qualità della vita dei cittadini (e in molti casi addirittura la loro stessa sopravvivenza) si decide ormai principalmente sul territorio, il sindacalismo italiano, pur conservando ancora una forte vocazione confederale, risponde sempre più a logiche categoriali.
La prossima consultazione, quindi, dovrebbe rappresentare l’occasione non solo per una inequivocabile conferma delle scelte confederali, ma anche per avviare, ovviamente senza forzature, una riflessione su come cambia la società, su come cambia la politica e su come il sindacato non possa rimanere uguale a se stesso.
 
L'unità sindacale, un obiettivo, non una chimera. Credo, inoltre, che non esista occasione migliore per avviare una riflessione sul tema dell’unità sindacale, pur essendo consapevole che quando si hanno di fronte scadenze importanti (e la consultazione lo è) tende sempre ad emergere con forza il ‘patriottismo’ di organizzazione.
Tre confederazioni che vogliono unire giovani e anziani, donne e uomini, occupati, precari, disoccupati e pensionati, per quanto tempo ancora possono infatti essere credibili, se non pongono sul tappeto anche il problema di come unificare se stesse?
So bene che, a mente fredda, l’unità sindacale appare oggi un sogno davvero remoto, quasi utopistico, ma è noto che solo chi guarda lontano non corre il rischio di pestarsi i piedi. Anche per questo è importante che nella prossima consultazione indetta da Cgil, Cisl e Uil, arrivi da milioni di lavoratori e pensionati una forte partecipazione al voto, una chiara affermazione dei "Sì" e dunque un messaggio chiaro e inequivocabile a Camera e Senato affinché approvino l’accordo senza modifiche entro dicembre. Ciò non significherebbe affatto la rinuncia del Parlamento alle proprie prerogative istituzionali, ma l’accoglimento della volontà chiaramente espressa da milioni di cittadini.
 
In conclusione. Se, come speriamo, i "Sì" saranno grande maggioranza, la richiesta di approvare in Parlamento l’accordo senza modifiche dovrebbe essere avanzata anche da quanti l’hanno criticato, nel rispetto del pronunciamento democratico di milioni di cittadini, essendo chiaro che sono in ballo non gli equilibri interni al sindacato, ma gli interessi dei lavoratori e dei pensionati, di fronte ai quali non dovrebbe essere lecito a nessuno far prevalere gli interessi personali e di gruppo.

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