L’uomo che cerca il cosmo sulla terra

L’uomo che cerca il cosmo sulla terra


Di Marco Bombagi

Daniele Nardi, esperto alpinista d’origine pontina, vuole domare il Nanga Parbat, celebre ottomila himalayano, in pieno inverno e senza aiuti esterni. Impresa mai riuscita prima che, se realizzata, avrebbe del leggendario. Con lui altri tre scalatori e la bandiera dei diritti umani.

Esistono ancora luoghi inesplorati, così come i viaggiatori che vogliono violarne i segreti ed assaporare le emozioni che tali traguardi regalano. Daniele Nardi, uomo nato in pianura, a Sezze Romano in provincia di Latina, ha scoperto il proprio destino sulle montagne più alte del mondo e lo scorso 10 dicembre a Roma, presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, ha presentato la propria sfida più grande: domare il Nanga Parbat,  la nona montagna più alta della Terra e tra le più pericolose, in pieno inverno, lungo una via nuova, il mitico sperone Mummery, dal nome dell’alpinista inglese che lì scomparve nel primo tentativo di salita nel 1895 e in stile alpino, ovvero senza corde fisse, portatori di materiale e posizionamento di campi.

Impresa mai riuscita prima che, se realizzata, sarebbe leggendaria. L’avventura si chiama “Gli astronauti moderni: Nanga Parbat Winter Expedition 2015”. Sì, perché come dice proprio l’atleta di Sezze “L’uomo è andato sulla Luna ma mai d’inverno sul Nanga Parbat”. Un nome da pronunciare con rispetto e prudenza, quello del secondo ottomila, dopo l’Annapurna in Nepal, per indice di mortalità, ovvero rapporto tra vittime ed ascensioni tentate.

“A differenza di altre spedizioni che hanno tentato la scalata del Nanga Parbat in stile classico”, si legge nel comunicato ufficiale della conferenza stampa, “cioé con posizionamento di campi e corde fisse, l’obiettivo di Nardi è quello di scalare gli 8126 metri portando con sé dal basso tutto il materiale necessario, senza posizionare corde fisse e senza alcun aiuto esterno”. Già scalare “La montagna nuda”, questa la traduzione in lingua urdu del gigante situato in Pakistan, d’estate, con l’ausilio delle bombole d’ossigeno e altre attrezzature che Nardi e gli altri scalatori non avranno è proibitivo; farlo così è al limite delle possibilità umane.

“Arrivare in vetta è il nostro obiettivo”, afferma Nardi “Sono al mio terzo tentativo in invernale. Siccome si tratta di un’impresa mai riuscita non ci sono libri, video o documenti da cui prendere spunto. Le esperienze passate sono servite proprio a questo”. Dopo il tentativo di scalata in solitaria del 2013 infatti, lo scalatore pontino ha deciso di creare un gruppo di alpinisti esperti per l’avventura: la francese Elisabeth Revol, compagna proprio del primo tentativo nel 2013, il polacco Tomasz Mackiewicz e l’abruzzese Roberto Delle Monache.

Con Daniele sul Nanga Parbat ci sarà anche una pensiero importante. L’atleta pontino, infatti “dal 2009 è ambasciatore per i diritti umani nel mondo” e porterà con sé  “la bandiera dei diritti umani firmata da circa 8 mila ragazzi di tutta Italia”.

In bocca al lupo, cosmonauta delle rocce. Dalla Terra facciamo il tifo per te.

 

Daniele Nardi verso il Genalo Peak 2013 (foto archivio Daniele Nardi)

Daniele Nardi verso il Genalo Peak – 2013 (foto archivio Daniele Nardi – danielenardi.org)

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