L’ETERNA LOTTA TRA RIFORMISMO E RADICALISMO

da: la Repubblica di giovedì 7 marzo 2013
Gentile Augìas, ho l’impressione che Grillo, nonostante il successo elettorale, non sia riuscito a spogliarsi delle vesti del comico per indossare quelle di uomo delle istituzioni; continua ad esprimersi in maniera violenta e minacciosa nei confronti dei suoi avversari. Se a questo linguaggio aggiungiamo alcuni slogan da brivido tipo: «Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno», che si avvicina molto a: «Avrei potuto fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli» (Mussolini dopo la marcia su Roma) oppure se continua a ripetere che per il Movimento: «Uno vale uno», che ricorda molto: «Solo l’individuo singolo è alla base del progresso» (Hitler in “Mein kampf”) c’è poco da stare allegri.
Grillo non ha intenzione di dialogare con le altre forze politiche a meno che non aderiscano a tutti i punti del suo programma, fregandosene se questo atteggiamento di chiusura totale dovesse poi avere come conseguenza lo sfascio totale del Paese.
Giancarlo Merlo – gianmerlo@alice.it
Risponde Corrado Augias
Leggevo un paio di giorni fa una silloge di espressioni grillesche raccolte con pazienza da Pierluigi Battista per il “Corriere della Sera”. Mi ha colpito come un pugno (non lo ricordavo) l’epiteto di «vecchia puttana» rivolto a Rita Levi Montalcini. La accusava di essersi fatta comprare il Nobel da una ditta farmaceutica. Venne condannato per diffamazione.
L’uomo è anche uno per il quale «i marocchini che rompono i coglioni» vanno convinti con «un paio di schiaffettì» in qualche caserma, eccetera. Dopo le ultime uscite mi sono convinto che, al contrario delle randellate promesse dagli esponenti leghisti dove affiorava una componente buffonesca, Grillo pensa davvero ciò che dice. O il suo guru lo pensa per lui. Lui, loro, vogliono davvero fare la rivoluzione; chi sgarra rischia davvero di essere cacciato «a calci in culo».
Il capo del 5Stelle, quello vero non il suo automa urlante, vuole davvero rifiutare un qualunque accordo di governo. Ha assestato il primo colpo al sistema dei partiti, alla “casta”, adesso vuole tirare il definitivo colpo del ko. Non c’è proposta, ragionevole che sia, che possa convincerlo. Anzi, più le proposte saranno ragionevoli (anche se molto, troppo, in ritardo), più Iui le rifiuterà. Dimezzare il numero dei parlamentari? Tagliare i finanziamenti ai partiti? Abolire un po’ di provincie? Qualunque riforma che vada nella giusta direzione taglia l’erba sotto i piedi del suo movimento.
È l’eterna lotta tra riformismo e radicalismo, tra Kerenskij e Lenin, che si ripropone in una nuova veste. Non c’è richiamo al senso di responsabilità che possa bastare; chi proclama un cambiamento del genere è per definizione un “irresponsabile”.
La rivoluzione, come diceva il compagno Mao, non è un pranzo di gala.

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