L’apparenza inganna nell’incomunicabilità totale

L’apparenza inganna nell’incomunicabilità totale

Comunicare un profondo senso di incomunicabilità è il compito, felicemente atteso, da L’apparenza inganna, in scena al Teatro India di Roma dal 7 al 12 febbraio, produzione dell’Associazione Teatrale Pistoiese Compagnia Lombardi-Tiezzi.

Gli attori Sandro Lombardi e Massimo Verdastro, danno magistralmente vita al testo di Thomas Bernhard, tradotto da Roberto Menin che vede per l’occasione la regia di Federico Tiezzi e la drammaturgia di Sandro Lombardi.

La doppia ambientazione scenografica è affidata a Gregorio Zurla che ci catapulta in due case differenti, prima quella di Karl e poi quella di Robert, due fratelli ormai anziani che, pur facendosi regolarmente e scambievolmente visita di martedì e giovedì, continuano a incontrarsi senza comunicare mai davvero.

Se i personaggi sulla scena sono solo due, ce n’è un terzo, assente ma sempre presente: il ricordo di Mathilda, l’appena defunta moglie di Karl che ha lasciato in eredità la casetta dei weekend, non al marito ma al cognato Robert. E Karl, questo, proprio non riesce a digerirlo.

L’albero di Natale colloca la vicenda in due case austriache nel periodo delle feste natalizie, ma di festoso, nel cuore di entrambi i protagonisti, c’è molto poco e, anzi, proprio il clima del Natale sottolinea la solitudine di entrambi, rinchiusi nelle loro abitudini e nei loro silenzi, fratelli ma estranei, visitatori forzati delle rispettive esistenze.

La struttura della pièce è speculare: entrambi gli atti sono aperti da uno dei due personaggi con un monologo e la scena si focalizza sull’attesa della visita nella propria abitazione. Quella visita che si compie dopo poco non riesce però mai ad uscire dall’ordinario e dagli schemi di cinici scambi velati da rancori, conditi da sofferenze mal celate che mescolano garbate aggressioni a richieste sottintese ma inespresse.

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Karl è stato un abile giocoliere e ritiene che la sua arte sia superiore a quella di Robert, perché un giocoliere non può mai barare davanti al suo pubblico. Robert, invece, è ossessionato dall’idea di tornare a interpretare Re Lear, nonostante i suoi vuoti di memoria e questa smania lo rende ipocondriaco. Ma, come dice il testo, L’apparenza inganna e la scena svela che il vero malato è invece il fratello Karl che, nonostante continui a preoccuparsi della casa dei weekend, sta per morire.

I testi di questo spettacolo sono spaccati aperti sull’interiorità di ciascuno dei due personaggi, la stessa interiorità che poi ingabbiano quando si incontrano. Se nel chiuso delle loro solitudini riescono ad esternare i loro malesseri, quando si trovano insieme, prevale la forma sulla sostanza.

La pièce non è affatto semplice perché in scena, in realtà, non accade alcunché e assistiamo a un testo del tutto interiorizzato che potrebbe facilmente annoiare il pubblico se non fosse affidato alla maestria di questi due grandi attori che la platea ha giustamente lusingato di applausi.

Aiutati dai bei costumi realizzati da Giovanna Buzzi, Sandro Lombardi e Massimo Verdastro diventano davvero due anziani fratelli che affidano i loro malumori al silenzio e che parlano tra loro per ore senza mai parlarsi davvero, pietrificando così le loro anime per vivere un’esistenza claustrofobica in questo rapporto sostanzialmente negato, seppur presente.

La solitudine, l’incomunicabilità totale, il formalismo, la repressione assoluta di pensieri e sentimenti è la vera protagonista a cui Lombardi e Verdastro danno voce, sensazioni queste rese presenti da gesti e intonazioni che comunicano, stavolta, sul palco dell’India, più delle stesse parole, perché ne L’apparenza inganna sono proprio le parole assenti ad avere più valore di quelle effettivamente spese tra Karl e Robert.

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